L'intervento

La morte delle lingue

 Pasquale Almirante La Sicilia, 24.7.2011

Il riordino della scuola secondaria superiore, che fu salutata al suo apparire come la riforma epocale della ministra Gelmini, sta dando i suoi annunciati frutti che amaramente purtroppo stanno sbocciando, dopo avere desertificato i terreni degli istituti tecnici e professionali, anche nei licei classici, un tempo giardini rigogliosi di latino e di greco sulla cui conoscenza la nostra società ha posto le sue basi culturali e ideali. Non ci addentriamo sulla valenza didattica e formativa di queste materie, ma sulla riduzione vandalica di ben due ore di latino e di greco nel biennio del ginnasio, resa ancora più pesante dalla revisione delle classi di concorso, sottaciute per lo più dalla stampa non specialistica, che sta permettendo a tutti i laureati in lettere moderne di potere insegnare latino anche al classico, togliendo quindi cattedre a chi nel proprio curriculm di studi ha pure il greco, con una penalizzazione oggettivamente irrazionale. Per capire bene occorre fare riferimento al forte taglio di materie letterarie negli istituti tecnici e professionali (per paradosso però da un lato si lamenta dell'asinaggine dei ragazzi e dall'altro si taglia l'italiano) che ha indotto il Miur a consentire a questi docenti, che altrimenti non si sapeva come collocarli, di potere insegnare pure allo scientifico e al magistrale, e se provvisti di specifica abilitazione in latino anche al biennio del ginnasio.

E questo significa pure che se prima erano previsti tre docenti di latino e di greco per ogni sezione di liceo classico, adesso ne servirà uno solo. E non finisce qui la didattica creativa imposta dalla epocale riforma, visto che nel biennio del ginnasio si potrebbe pure verificare la nomina di due diversi docenti rispettivamente per il latino e per il greco, togliendo così quell'unico insegnante per entrambe le materie che ha consentito finora una più coerente e incisiva interdisciplinarità. Il risultato dunque di questa manovra (sarà epocale agli occhi della ministra?) è quello di lasciare qualche professore di ruolo senza cattedra e di bloccare del tutto il futuro lavorativo sia dei precari, che ancora riuscivano a trovare spazi lavorativi al liceo, e sia dei neo e futuri laureati in lettera classiche. Se gli alunni dunque perdono terreno non si dia la colpa ai professori: è troppo facile; si guardi la luna e non il dito che la indica.