SCUOLA

 Prof. italiani appagati lavoro
ma soffocati da burocrazia

Indagine Ocse-Talis: alle medie 95% soddisfatti, ma troppe carte
Domanda formazione e aggiornamento professionale tra le più alte

 TM news, 20.6.2011

Roma, 20 giu. (TMNews) - Gli insegnanti italiani si dichiarano tra i più soddisfatti del loro lavoro svolto in classe: messi a confronto con i colleghi di 23 paesi dell'area Ocse dichiarano però anche che la loro professione è migliorabile, soprattutto riducendo gli impegni burocratici extra-didattici e aumentando le opportunità per aggiornare le loro competenze. I dati riguardano un'indagine internazionale Ocse-Talis sulla percezione che i docenti hanno del loro 'status', diffusa oggi dalla Uil scuola, condotta in 23 paesi su un ampio campione di docenti e dirigenti scolastici in servizio nelle scuole superiori di primo grado.

Per quanto riguarda l'Italia, il 95% dei docenti ha detto di essere appagato del proprio lavoro dietro la cattedra. E ciò malgrado, il tempo che è sottratto loro all'insegnamento per espletare troppi adempimenti burocratici (8,8%) - come le schede da riempire, le comunicazioni da espletare, i modelli periodicamente da consegnare - risulti più alto della media dei 23 paesi coinvolti nello studio (il record del carico di pratiche è dei messicani, con il 16,5% delle ore sottratte all'insegnamento). Non solo, i prof italiani hanno anche ammesso di utilizzare il 14% del loro tempo con gli alunni per mantenere l'ordine in classe. Ma su questo punto sono gli insegnanti brasiliani a faticare di più per mantenere l'ordine (17,8% del tempo).

I ricercatori che hanno svolto l'indagine hanno anche interrogato i docenti sulla percezione che loro hanno dell' efficacia personale in relazione all'attività educativa con i propri studenti. Sotto la lente di ingrandimento sono state messe una serie di variabili relative al lavoro d'aula, non sotto il profilo delle materie insegnate, ma su quello relazionale.

I docenti sono stati invitati ad esprimersi sulla loro personale percezione su una serie di variabili, come il clima di apprendimento in classe, i cambiamenti nella vita dei propri studenti, anche dei meno motivati e più problematici. L'analisi comparata dei dati mostra che la sensazione di svolgere un lavoro efficace anche da questo punto di vista è appannaggio dei docenti norvegesi; al secondo posto si posizionano gli italiani mentre, all'estremo opposto, si situano i professori coreani e quelli spagnoli.

Sul fronte dell'aggiornamento professionale, gli insegnanti italiani "esprimono una diffusa domanda di formazione, superiore di 10 punti alla media dei colleghi delle altre nazioni. Per loro rappresentano delle priorità: l'insegnamento a studenti con bisogni speciali (35,3%), l'esigenza di migliorare la pratica didattica (34,9%), l'accrescimento delle competenze nel proprio ambito disciplinare (34%)". Complessivamente, quindi, la domanda di formazione e di aggiornamento professionale appare davvero alta.

Secondo Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola, questi risultati internaizonali confermano che "la classe politica, i governi dovrebbero operare in modo da sostenere, supportare, agevolare il lavoro dei docenti. Si dovrebbe fare in modo che questa professione sia considerata un valore, una risorsa positiva del paese, quale gli insegnanti di fatto sono", ha concluso il sindacalista.