La qualità dei pollai

Francesco Di Lorenzo Fuoriregistro, 8.6.2011

"Tutto quello che il Governo ha 'seminato' in materia di scuola pubblica e cioè tagli economici, riduzione di organico e contrazione degli orari scolastici, sta dando i suoi frutti. I nodi vengono al pettine. E' dunque urgente che la ministro Gelmini ci spieghi cosa intende fare, dal momento che finora ha solo negato l'evidenza dei fatti che ogni famiglia può riscontrare direttamente".

Le parole sono della senatrice Vittoria Franco (Pd) in commissione istruzione del Senato. Nel prossimo anno scolastico, le classi pollaio, che solo chi ha sperimentato (nel senso che ci è entrato per insegnare) può capirne la qualità, saranno la regola. In alcune regioni, dove i tagli di cattedre sono stati maggiori, si pensa di far sparire direttamente la parola classe. I luoghi deputati all'insegnamento, dai ventotto alunni in poi, saranno denominati direttamente pollai, senza finzioni e sotterfugi.

Però poi, quando il ministro andrà a rispondere in commissione al senato, se ci andrà, avrà voglia di spiegarci il nesso tra la qualità dei pollai e la qualità della scuola. E semmai, anche l'affinità tra queste due categorie di qualità e la meritocrazia. Ci contiamo!

Non c'è più privacy e non c'è più religione. Meglio così? Per alcuni forse sì. Per altri, chissà!

La notizia è questa. Non appena sono stati pubblicati i nominativi dei presidenti e dei docenti che faranno parte delle prossime commissioni per l'esame di maturità, è scattata la corsa alla ricerca di notizie.

La voglia di sapere l'atteggiamento, il pensiero, la preparazione, la competenza di chi dovrà giudicare i maturandi, è esplosa in modo frenetico e concitato. Da parte degli studenti, naturalmente. E delle loro famiglie, anche.

Una volta si procedeva lentamente. Si chiedeva ai conoscenti, si facevano giri di telefonate per sapere qualcosa, carpire qualche notizia. Ora si vola, si usa internet. Appurare se i prof sono sui social network, è il primo passo. E dice già qualcosa. Poi, velocemente si chiedono informazioni in rete, addirittura ci sono siti nati apposta e fioccano le risposte. Belli o brutti, sporchi o cattivi, timidi o introversi, severi o morbidi, vengono definiti da chi li ha avuti come insegnanti. Naturalmente il calderone è assicurato. Ognuno giudica secondo il suo metro che viene puntualmente smentito o confermato da altri. E comunque, oggi così va il mondo. C'è poco da scherzare, c'è poco da arrabbiarsi.