IL CASO

Concorso presidi, perché
così tanti non lo vogliono?

Roberto Pellegatta il Sussidiario 10.12.2011

Paragonarlo ad un percorso ad ostacoli o ad uno psicodramma pirandelliano sul gioco dei ruoli non è sufficiente a rendere l’idea di quanto sta accadendo attorno al concorso per dirigenti scolastici per 2.836 posti, emanato con DDG 13 luglio 2011. Atteso da sette anni, predisposto con varie bozze di bando molto diverse da quello poi promulgato (peggiorativo rispetto alle bozze), messo in moto in pieno ferragosto, iniziato con una prova preselettiva il 12 ottobre scorso, oggetto, questa, di forti contestazioni e migliaia di ricorsi, il concorso vivrà la prossima settimana (il 14 e 15 dicembre) la sua seconda tappa con le due prove scritte regionali (l’elaborato e lo studio di caso, entrambe con un tempo di ben 8 ore ciascuna) prima di passare alla prova orale e quindi, con la valutazione dei titoli, alla sospirata graduatoria finale.

Le contestazioni sono iniziate ancor prima della prova preselettiva, alla quale, in forza di ricorsi vinti (Tar Lazio 3 ottobre 2011), oltre 500 candidati sono stati ammessi con riserva, presentandosi alla prova con la copia della sentenza amministrativa.

Tra questi, oltre a chi rivendicava incertezze interpretative sui titolo di ammissione, c’erano anche candidati che avevano inoltrato la domanda entro il 19 agosto, confidando nella proroga concessa dal Miur per alcuni specifici casi, ma che si sono visti estromessi dalla procedura per tardività della domanda stessa (è il caso del Tar Calabria che li ha ammessi con riserva). Le male lingue, poi, favoleggiano che a Napoli si siano presentati alle prove – chiedendo ammissione – anche candidati che presentavano un’autocertificazione (vidimata dal funzionario comunale) che dichiarava formalmente lo smarrimento della sentenza...

Immediatamente dopo il primo sbarramento del 12 ottobre è partita la seconda batteria di ricorsi patrocinati da associazioni e sedi provinciali di sindacati confederali e autonomi. Verso molti di questi il Tar Lazio (24 novembre) si è pronunciato differendo la decisione al 6 dicembre, non avendo ravvisato il carattere di urgenza (sic!).

Mentre i Tar Puglia e Sardegna decidevano di accogliere l’istanza cautelare (Tar Puglia 23 novembre) ammettendo con riserva alle prove scritte i ricorrenti, il Tar Lazio ha, invece, finora rigettato tutte le richieste di ammissione con riserva (prima sentenza il 25 novembre) e finalmente, nella propria III sezione, ha rigettato mercoledì 7 dicembre un secondo gruppo di ricorsi contro l’esclusione dalle prossime prove scritte. Così facendo il Tar non ha, quindi, nemmeno accolto le richieste di sospensiva cautelare.

All’interno di questa vicenda dei ricorsi finalizzati alle ammissioni con riserva ed all’annullamento della prova preselettiva, si è inserito un terzo filone di ricorsi, scaturito dalla contesa sollevata da mesi dai precari (e che ha avuto nei Tar accoglienza positiva) a vedersi riconosciuti diritti equiparati al personale di ruolo. Occorre ricordare che il bando del 13 luglio esigeva per l’ammissione al concorso 5 anni di ruolo nell’insegnamento. In senso a loro positivo sembrava essersi espresso il 6 dicembre il Consiglio di Stato, ma ieri (VI sezione, 9 dicembre 2011) non ha concesso l’ammissione dei docenti precari alle prove del concorso. È vero che la decisione è del Giudice monocratico e che quella Collegiale avrà luogo il 20 dicembre, ma quella non avrà effetto pratico in quanto si terrà dopo l’espletamento delle prove.

A seguito di queste sentenze del Consiglio di Stato alcune forze associative, sindacali e organi di stampa hanno chiesto formalmente al ministro Profumo il rinvio delle prove scritte: praticamente la vanificazione del concorso che – è meglio ripeterlo – se non si conclude entro giugno 2012 non potrà evitare la confusione direttiva in metà delle scuole italiane. Che strano, verrebbe da dire: molte di queste forze si erano lamentate per anni dei ritardi per lo svolgimento dei concorsi...

Durante l’avvio dei ricorsi contro la prova preselettiva si è avviato un quarto filone: i docenti che hanno superato la prova preselettiva e sono idonei alle prove scritte hanno avviato un’iniziativa legale “ad oppunendum” proprio contro l’azione di coloro che si sono rivolti ai vari Tar per annullare quella prova.

Ad aggiungere confusione in questo clima di “guerra di tutti contro tutti” si aggiungono diversi aspetti della gestione ministeriale della procedura concorsuale, dovuti all’assenza (diversamente dalle prime bozze di bando) di chiare indicazioni unitarie, che, salvaguardando la competenza regionale, operassero però (come sempre chiesto dall’Associazione presidi Disal) in modo da evitare la confusione, gli eccessi di discrezionalità e gli abusi che hanno messo in ginocchio i passati concorsi. Su questo occorre fare ora chiarezza.

Diversamente da quanti amano aumentare il polverone delle incertezze e il gioco delle ansie, a tutt’oggi resta chiaro che: non ci saranno testi unici delle prove scritte a livello nazionale (come ad esempio accade per l’esame di Stato finale della scuola secondaria di II grado); non ci saranno chiarimenti formali nazionali sui testi consultabili durante le prove scritte; non ci saranno chiare ed inequivoche indicazioni sui criteri per la correzione e valutazione delle prove scritte tali da impedire i citati eccessi (il culmine è stato raggiunto in Sicilia dopo il 2006); non ci saranno date vincolanti entro le quali concludere le correzioni delle prove scritte, iniziare quelle orali e pubblicare la graduatorie finali.

La corsa ad ostacoli prosegue. E se a perdere fosse la scuola italiana, come ormai accade da tempo? E poi dicono che i presidi contano poco, al punto che pure la manovra economica di luglio ha pensato bene di eliminarli da tutte le scuole con meno di 600 alunni! Non si era mai vista una zuffa di tali dimensioni (con numerosi affari di mezzo...) attorno ad una gara concorsuale. Ora si tratta di difendere il regolare svolgimento del concorso: chi (esplicitamente o surrettiziamente) ne vuole il blocco o il rinvio si rende complice (assieme a tutte le forze che tacciono) dell’assenza di dirigenti scolastici in quasi 5.000 scuole (la metà delle scuole italiane) dal settembre 2012: una mazzata finale alle tante subite dalla scuola in questi anni.