La solitudine dell’insegnante

di Sandro Mattiazzi* 7.5.2010

 

                               Ricolmo di nubi nere

                                       cartacee, urlanti

                               per gli echi di chissà quanti

                               voci e voci forti e severe,

                            

invischianti nubi di retorica e frustrazione

nel constatare d’aver colpainognicaso

poiché ogni cittadino è stato persuaso

che insegnare è del lavoro la negazione.

 

A volte SCUOLA d’improvviso risplende

a causa delle democratiche elezioni

o di tutti i problemi nel trovar soluzioni

che dall’insegnante serio ci si attende,

 

ma se fortuitamente si parla di stipendio

sorgono compatti e allineati

destra e sinistra, davvero scandalizzati

come se fosse al buon gusto vilipendio,

 

il denaro è questione/argomento d’altri:

dirigenti, esperti, universitari,

politici, “creativi” o militari

nonché persone “d’ingegno” o scaltri.

 

L’insegnante è poco più che nulla

perché dovrebbe esser ben pagato

chi è già altamente privilegiato

di far un’attività sostanzialmente fasulla?

 

E fra poco saremo giudicati

bollati, fors’anche sculacciati

da scartoffie e dirigenti

in questo sempre assai attenti;

                         a qualcuno

aumenteranno di poco la mensile sportula

                         a qualcun altro

gli  daranno sempre la stessa

per qualcun altro ancora cercheranno la via

per poterlo (con ignominia) cacciare via.

 

                          La dignità dell’insegnante

non ha più respiro non ha più amici

                         non ha più speranza;

è sola guardandosi intorno in una

                         tristissima vacanza

 

 

Mestre 7 maggio 2010

                                                                           Sandro Mattiazzi

                                                                       direttivo GILDA Venezia