Si chiede in Australia e non in Italia:
every teacher is a teacher of thinking
cioè ogni docente deve insegnare a ragionare.

di Piero Morpurgo*, 8.5.2010

Stupore. Si rimane sorpresi nel leggere i ‘curricula’ della Tasmania dove c’è qualcosa di ovvio che il linguaggio della scuola italiana ci ha imposto di trascurare nell’azione didattica quotidiana: il saper e il dover ragionare. L’obiettivo è esplicito: la chiave dell’educazione è fare in modo che gli studenti imparino a pensare e che siano in grado di ragionare, di porre domande, prendere decisioni e risolvere problemi complessi (Thinking is central in the Tasmanian Curriculum. A key purpose for education in Tasmania is ensuring students are learning to think, know and understand. An important goal for students is that they are able to reason, question, make decisions and solve complex problems).

E questo è tanto più necessario per l’insegnante di Storia giacché ogni docente di questa materia è un professore del saper pensare: every Society and History teacher is a teacher of thinking[1]. Pertanto la Storia è acquisizione ed esame critico delle informazioni e tutto ciò porta alla formazione di un cittadino responsabile. Questo modello lo ritroviamo anche negli indirizzi del Vocational and Applied Learning ovvero in un sistema d’istruzione professionale che, pur fortemente marcato esclusivamente da discipline operative, ha come fine quello di rendere lo studente in grado sia di pensare, sapere e comprendere (think, know and understand) sia di conoscere e far rispettare i diritti umani e quelli dei lavoratori[2]. Nulla di così determinato avviene in Italia. Anzi leggiamo, nelle nuove linee guida per la ‘filosofia’, che lo studente dovrà conoscerne “il lessico fondamentale, imparando a comprendere e ad esporre in modo organico le idee e i sistemi di pensiero oggetto di studio” non si contempla l’idea di insegnare a ragionare. L’impostazione è simile anche nelle indicazioni per la ‘storia’ dove si dice che l’allievo dovrà saper ‘rielaborare ed esporre’ e ‘sintetizzare e schematizzare’[3]. Il più grande problema della scuola italiana è la carenza di interesse nel far crescere nei ragazzi la logica dei ragionamenti e dei nessi causa/effetto. Proprio la dichiarazione di Melbourne del 2008 sosteneva che gli studenti dovranno essere in grado di ragionare seriamente e logicamente  ovvero dovranno essere able to think deeply and logically[4]. L’intero impianto australiano sembra oggi vacillare: The Sidney Morning Herald riporta le profonde preoccupazioni del mondo scolastico perché un rigido sistema di ‘quiz’ impedirebbe agli insegnanti di aiutare gli allievi nella formazione di libere intelligenze in quanto basic skills testing for literacy and numeracy would take the teacher focus off helping students to develop broader creative thinking skills[5] insomma i test coartano le intelligenze. Pertanto gli insegnanti delle scuole pubbliche australiane si opporranno all’esecuzione di prove d’esame fatte con i questionari[6].

In verità il NAPLAN (National Assesment Programm Literacy and Numeracy) appare molto più duttile dei quiz inglesi[1]. L’idea di chiedere a tutti gli studenti di inventare una ‘storia’ relativa a una scatola misteriosa che non si dovrebbe aprire di certo non si presta a rigide griglie di valutazione ed è intesa a valutare un libero saper scrivere[2]. Il problema però è sempre lo stesso: i test non servirebbero ad individuare problemi didattici da risolvere bensì a stilare classifiche di scuole d’eccellenza verso cui indirizzare i finanziamenti, graduatorie che spesso vengono compilate in modo errato tanto da sollevare le proteste dei dirigenti scolastici australiani![3] L’opposizione non sembra colpire il governo che, per il giornale The Advocate, sembrerebbe disposto ad impiegare circa cinque milioni di euro per sostituire gli 8500 commissari che si oppongono ai quiz[4]. Ora, il 6 maggio, l’Australian Education Union che ha una seria carta di professionalità che esalta la collegialità contro il leaderismo autoritario[5] ha deciso di rinviare le iniziative di protesta accogliendo l’impegno del Ministro  Julia Gillard di essere trasparente nell’esecuzione dei test; tuttavia l’ AEU non intende recedere dall’opposizione alla creazione di liste di scuole di eccellenza in quanto studenti e docenti vanno difesi da elenchi che possono essere discriminatori[6]. Tra i motivi del contendere c’è il programma Building the Education Revolution[7], varato nell’autunno 2009, che prevede investimenti per circa 10 miliardi di euro non solo in lavori edili, ma anche per il miglioramento delle biblioteche e dei laboratori di informatica, finanziamenti tutti da destinare a ‘scuole meritevoli’. Giusto,  ma il punto è come definire quali siano gli istituti che meritano. La scuola australiana offre significativi riscontri a temi europei. Come distribuire i finanziamenti? Come valutare scuole diverse perché frequentate da studenti più o meno benestanti? Tuttavia l’insistenza australiana sul fare scuola per far ragionare lo studente sorprende positivamente. Vien da chiedersi c’è proprio bisogno di andare tanto lontano? No! Già nel 1932 si scriveva: Nella scuola attuale, per la crisi profonda della tradizione culturale e della concezione della vita e dell’uomo, si verifica un processo di progressiva degenerazione: le scuole di tipo professionale /…/ prendono il sopravvento sulla scuola formativa, immediatamente disinteressata. L’aspetto più paradossale è che questo nuovo tipo di scuola appare e viene predicata come democratica, mentre invece essa non solo è destinata a perpetuare le differenze sociali, ma a cristallizzarle in forme cinesi. /…/ Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale ma creare un tipo unico di scuola /…/ che conduca il giovinetto fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come persona capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige[8]. Saper pensare, saper studiare, saper giudicare questi gli obiettivi di ogni scuola. Il resto è miserabile propaganda.

 

                                                                          Piero Morpurgo

                                                                         FGU Gilda Vicenza

 

NOTE

[1] http://resources.education.tas.gov.au/item/edres/f00f7465-6b29-cc8f-3f79-7ac2bf67dc09/1/syl-sandh-all.pdf

[2] http://resources.education.tas.gov.au/item/edres/bab6f23f-e83f-7e2e-9efd-73da44965765/1/syll-val-all.pdf

[3] http://www.gildavenezia.it/riforma/riformadoc/2010/ licei_Indicazioninazionali_1503.zip

[4] http://www.curriculum.edu.au/verve/_resources/National_Declaration_on_the_
Educational_Goals_for_Young_Australians.pdf

[5] http://www.smh.com.au/national/education/proposed-curriculum-could-stifle-student-creativity-20100416-skg8.html

 [6] http://www.smh.com.au/national/education/nsw-teachers-under-pressure-on-student-tests-20100414-se68.html

[7] http://www.naplan.edu.au/tests/naplan_2009_tests_page.html

[8] http://www.naplan.edu.au/verve/_resources/nap09_writing_prompt_PT.pdf

[9] http://www.smh.com.au/national/education/furore-over-inaccurate-schools-index-20100417-slgu.html

[10] http://www.theadvocate.com.au/news/national/national/general/states- pushahead-despite-teacher-opposition/1801017.aspx

[11] http://www.aeufederal.org.au/Policy/QualTeach2007.pdf  

[12] http://www.aeufederal.org.au/Media/MediaReleases/2010/0605.pdf

[13] http://www.deewr.gov.au/Schooling/BuildingTheEducationRevolution/ Documents/NCIReport.pdf

[14] A. Gramsci, Quaderni del carcere, V. Gerratana ed..,  Torino 1975, vol. III, p. 1547.