LONTANO DAI BANCHI

Le vacanze lunghe ti fanno asino

"Ci sono corsi di recupero e laboratori di didattica:
ma non sempre funzionano"

di Raffaello Masci  La Stampa, 29.7.2010

ROMA
Attenti alle vacanze: più se ne fanno più si diventa asini. In brutale ed estrema sintesi, è questa la tesi che sostiene una ricerca della Johns Hopkins University riportata dal settimanale americano «Time», in un articolo di David Von Drehle.
Tutta la colpa - dice il settimanale - è di Tom Sawyer (il popolare personaggio dell'omonimo romanzo di Mark Twain) il quale associava l'anno scolastico all'oppressione, e la vacanza estiva alla creatività, criminalizzando in qualche modo la scuola. In realtà, dice l'articolo, i ragazzi americani fanno quattro settimane di vacanza più dei loro colleghi «di altre parti del mondo», cioè dei paesi europei. E questa lunga cesura - secondo «Time» - determinerebbe un «summer learning loss», cioè una perdita di conoscenze che può arrivare a due terzi di quanto appreso durante l'anno.

Questo è lo scenario americano, secondo «Time», ma con delle varianti sociali non indifferenti: il rischio di disperdere, in estate, quanto accumulato in inverno riguarderebbe soprattutto le classi economicamente e culturalmente meno attrezzate, e quindi più bisognose di essere sostenute, in quanto i bambini di questo insieme sociale vivrebbero l'estate come un break totale rispetto a qualunque esperienza di apprendimento. Chiuso il libro a giugno, insomma, fino all'autunno solo tv e playstation.

I ragazzi delle classi agiate, invece, avrebbero accesso a tutti quei percorsi formativi tipici dell'estate da ricchi: summer schools, corsi di lingua, viaggi, libri, eccetera. Il senso è: attenti a dare troppe vacanze, ma soprattutto attenti a darle tutte insieme. Sarebbe meglio diversificare nell'arco dell'anno in maniera da tenere sempre i bambini e i ragazzi in un percorso formativo.

In effetti, dati alla mano, negli Usa si fanno più vacanze che in Europa, ma il problema poi va declinato a seconda degli stati e delle scuole: «Gli istituti privati, spesso assai costosi - spiega Orazio Niceforo, a lungo direttore generale della pubblica istruzione e oggi professore di sistemi scolastici comparati a Roma II - in realtà offrono una vasta gamma di possibilità anche durante le vacanze». E tuttavia le differenze con l'Europa ci sono: la Francia, per esempio, ha un paio di mesi di vacanza d'estate più altre tre settimane durante l'anno, assegnate in maniera diversa a seconda delle regioni. «Ma ha anche - spiega Niceforo - un sistema modulare di didattica, che vuol dire un programma scolastico che può essere facilmente articolato in brevi periodi con costanti momenti di valutazione» e questo consente di distribuire meglio le vacanze senza lasciare lunghi periodi morti.

In Europa, peraltro, quasi tutti gli Stati fanno così: un calendario nazionale di massima e uno regionale più articolato, in genere per un totale di 10-12 settimane di vacanza complessivamente. In Germania sono affidati ai singoli land, in Spagna esiste - come da noi - un calendario nazionale declinato sul territorio, in Inghilterra, invece, l'autonomia delle scuole è massima e ciascuna decide per sé.

«L'Italia - dice Niceforo - corre lo stesso rischio degli Stati Uniti: vacanze troppo lunghe d'estate anche se, nella pratica, la scuola si ferma solo ad agosto. Ci sono i corsi di recupero dei debiti formativi a luglio. E poi, nelle grandi città, i comuni organizzano i centri estivi che, quando sono fatti bene, sono anche laboratori di didattica. Esistono dunque iniziative che protraggono l'apprendimento anche in estate, ma sono fatti episodici. E anche da noi esiste il rischio della differenza di classe: molti leggono, molti viaggiano, molti fanno corsi di lingua. Ma tutti gli altri?».