finanziaria

Blocco degli scatti, Tremonti ci ripensa
"Si può usare una quota dei risparmi"

Probabile marcia indietro del governo sul blocco agli stipendi congelato dalla manovra. Il ministro ne ha parlato con i sindacati della scuola. Il Pd reclama la primogenitura della proposta: "Lo avevamo detto da tempo"

Salvo Intravaia la Repubblica 26.6.2010

ROMA - Marcia indietro del governo sul blocco degli scatti stipendiali degli insegnanti? Sembra proprio di sì. Lo ha annunciato, durante un incontro con i sindacati della scuola, lo stesso ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. "Una quota dei risparmi provenienti dal blocco nella scuola, destinata al miglioramento delle scuole e al personale - ha annunciato Tremonti - può essere destinata ai docenti". Una presa di posizione che fa tirare un sospiro di sollievo ai circa 700 mila insegnanti italiani, per i quali il contratto della scuola prevede scatti stipendiali automatici ogni sei anni che la manovra Finanziaria appena approvata congela per tre anni.

All'incontro erano presenti Cisl e Uil scuola, Gilda degli insegnanti e Snals che da tempo pressano per una soluzione al problema. E che, a questo punto, considerano le dichiarazione di Tremonti una vittoria. "Va bene - ha spiegato l'inquilino di via XX Settembre - applicare il congelamento ma non possiamo bloccare due cose: noi pensiamo che il 30 per cento sia fuori dal congelamento". E "non c'è un'eccezione - ha proseguito il ministro - ma la conservazione di un meccanismo che fa parte dei contratti, si tratta di un oggetto acquisito che non può essere tolto in modo retroattivo e che contiene un valore. Parte dei risparmi può essere acquisita e gestita ma vanno fatte delle verifiche, in base alle quali una parte può essere utilizzata".

"L'azione di un sindacato - dichiara Francesco Scrima, leader della Cisl scuola - si giudica dai risultati che produce: l'impegno assunto dal Governo di modificare la manovra finanziaria in modo da rendere possibile il mantenimento delle progressioni di anzianità previste dal contratto scuola vigente dimostra che la Cisl, percorrendo in piena autonomia la via del confronto e del negoziato, ha fatto la scelta giusta e ha agito bene". Una frecciatina alla Flc Cgil che risponde conil suo segretario Mimmo Pantaleo. "La coerenza non è una variabile indipendente nei comportamenti delle organizzazioni, comprese quelle sindacali. Non si può dichiarare prima che la manovra è equa e poi chiedere modifiche quando le proteste dei lavoratori ti impongono di farlo", risponde Pantaleo. "Si è preso finalmente atto della giustezza delle nostre rivendicazioni - aggiunge Massimo Di Menna della Uil scuola - la chiarezza e la concretezza delle nostre iniziative, in sintonia con l'azione confederale, cominciano a dare i primi frutti".

Nelle scorse settimane, i sindacati hanno manifestato contro la Finanziaria, ma in ordine sparso: la Flc Cgil con due manifestazioni di piazza il 12 giugno, i Cobas con una settimana di sciopero degli scrutini, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals con una manifestazione lo scorso 15 giugno. E oggi è la volta dello sciopero generale della Cgil. "Adesso, guarda caso il giorno prima dello sciopero generale - replica il segretario della Flc Cgil - c'è chi vorrebbe intestarsi risultati, tentando di recuperare il terreno perduto con incontri informali e segreti che nulla hanno a che fare con l'autonomia del sindacato. Se modifiche ci saranno per la scuola - prosegue - rispetto alla vera e propria macelleria sociale ai danni dei lavoratori pubblici, esse saranno il frutto della mobilitazioni dei lavoratori".

Per comprendere il complesso linguaggio sindacal-politichese utilizzato ieri in via Rieti a Roma basta fare un piccolo passo indietro. La manovra del "sacrificio" da 25 miliardi di euro ha colpito il personale della scuola almeno in tre modi: blocco del contratto, già scaduto il 31 dicembre scorso; blocco per un triennio degli scatti stipendiali automatici previsti dal contratto vigente e dirottamento della quota di risparmi destinata al merito a coprire debiti del governo nei confronti delle scuole. Nel 2008, infatti, quando venne varata la manovra finanziaria che impose alla scuola 8 miliardi di tagli in tre anni è stato previsto anche che il 30 per cento di quei risparmi sarebbe ritornato agli insegnanti sottoforma di miglioramento del servizio scolastico e di merito. Ma la recente manovra economica blocca tutto.

Adesso il governo apre al mondo della scuola e storna dalla manovra proprio quel 30 per cento di risparmi già effettuati (circa un miliardo di euro) che dovrebbero contribuire a restituire gli scatti stipendiali agli insegnanti, il cui blocco sarebbe costato agli stessi da 29 a 42 mila euro fino a fine carriera. Troppo, per chi ha in mano il destino delle generazioni future e che percepisce gli stipendi più bassi del Pubblico impiego. Per perfezionare l'intesa con il governo, adesso, occorre un emendamento della maggioranza al decreto-legge che, nel passaggio al Senato, restituisca il maltolto a maestri e prof.

Ma il Pd reclama la primogenitura della proposta. L'ex ministro della Pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, è infatti polemico. "Finalmente Tremonti scopre la scuola e avanza promesse che spero non rimangano tali", dichiara il presidente del forum Welfare del Pd, che aggiunge: "Avevamo proposto da tempo che una parte consistente dei risparmi legati ai tagli sulla scuola restassero ai professori e che venissero ripristinati gli scatti di anzianità per i prossimi tre anni, che il governo ha annunciato di congelare. Ne avevo parlato settimane fa, vedo con soddisfazione che oggi Tremonti si mostra d'accordo". "E' ora - conclude Fioroni - che il ministro e il governo passino dalle parole ai fatti: o la maggioranza approva il nostro emendamento in proposito o ne avanzi uno suo. Tornare indietro sarebbe una doppia vergogna".