La scuola peggiore

Andrea Canevaro da ScuolaOggi 22.12.2010

1. La scuola peggiore è quella che si limita a individuare capacità e meriti evidenti. La scuola migliore è quella che scopre capacità e meriti lì dove sembrava che non ce ne fossero.

2. La scuola peggiore è quella che esclama: meno male, ne abbiamo bocciati sette, finalmente abbiamo una bella classetta. La scuola migliore è quella che dice: che bella classe, non ne abbiamo perso nemmeno uno.

3. La scuola peggiore è quella che dice: qui si parla solo se interrogati. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara a fare domande.

4. La scuola peggiore è quella che dice: c’è chi è nato per zappare e c’è chi è nato per studiare. La scuola migliore è quella che dimostra: questo è un concetto veramente stupido.

5. La scuola peggiore è quella che preferisce il facile al difficile. La scuola migliore è quella che alla noia del facile oppone la passione del difficile.

6. La scuola peggiore è quella che dice: ho insegnato matematica io? Sì. La sai la matematica tu? No. 3, vai a posto. La scuola migliore è quella che dice: mettiamoci comodi e vediamo dove abbiamo sbagliato.

7. La scuola peggiore è quella che dice: tutto quello che impari deve quadrare con l’unica vera religione, quella che ti insegno io. La scuola migliore è quella che dice: qui si impara solo a usare la testa.

8. La scuola peggiore rispedisce in strada chi doveva essere tolto dalla strada e dalle camorre. La scuola migliore va in strada a riprendersi chi le è stato tolto.

9. La scuola peggiore dice: ah com’era bello quando i professori erano rispettati, facevano
lezione in santa pace, promuovevano il figlio del dottore e bocciavano il figlio dell’operaio. La scuola migliore se li ricorda bene, quei tempi, e lavora perché non tornino più.

10. La scuola peggiore è quella in cui essere assenti è meglio che essere presenti. La scuola migliore è quella in cui essere presenti è meglio che essere assenti.

Da “Vieni via con me” elenco di Domenico Starnone
 


Da una poesia di Noventa:

Non credere che tutto sia finito,
ragazzo. Spera, fatti una ragione
della tua pena. Per il nostro cuore
non c’è una primavera sola.

Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.

Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d’aiuto venire da una palude vicina. Immediatamente lasciò i propri attrezzi e corse alla palude. Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c’era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.

Il contadino Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.

Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato. “Vorrei ripagarvi” gli disse il gentiluomo “avete salvato la vita di mio figlio”.

“Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto” replicò il contadino scozzese rifiutando l’offerta.

In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.

“E’ vostro figlio?” chiese il gentiluomo. “Si” rispose il padre orgoglioso.

“Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c’è dubbio che diventerà un uomo di cui entrambe saremo orgogliosi”.

E così accadde.

Il figlio del contadino Fleming frequentò le migliori scuole dell’epoca, si laureò presso la scuola medica dell’ospedale St, Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.

Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite. Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita.

Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.

 


Qualcuno una volta ha detto:

Quello che va in giro torna.
Lavorate come se non aveste bisogno di denaro.
Amate come se non foste mai stati feriti.
Danzate come se nessuno stesse a guardare.
Cantate come se nessuno stesse a sentire.
Vivete come se in terra ci fosse il paradiso.


La breve scena che segue si è svolta sul volo della compagnia British Airways, tra Johannersburg e Londra.

Una donna bianca, di circa 50 anni, prende posto in classe economica di fianco ad un nero.
Visibilmente turbata, chiama la hostess. "Che problema ha signora?" chiede l'hostess. "Ma non lo vede?" risponde la signora "mi avete messo a fianco di un nero!

Non sopporto di rimanere qui. Assegnatemi un altro posto".

"Per favore, si calmi" dice l'hostess "Perchè tutti i posti sono occupati. Vado a vedere se ce n'è uno disponibile".

L'hostess si allontana e ritorna qualche minuto più tardi. "Signora, come pensavo, non c'è nessun altro posto libero in classe economica.

Ho parlato col comandante e mi ha confermato che non c'è nessun posto, neanche in classe executive.

C'è rimasto libero soltanto un posto in prima classe."
Prima che la donna avesse modo di commentare la cosa, l'hostess continua: "Vede, e' insolito per la nostra compagnia permettere a una persona con biglietto di classe economica di sedersi in prima classe, ma, viste le circostanze, il comandante pensa che sarebbe scandaloso obbligare qualcuno a sedersi a fianco di una persona sgradevole", e rivolgendosi al nero, l'hostess prosegue: "Quindi, signore, se lo desidera, prenda il suo bagaglio a mano che un posto in prima classe la attende..."

E tutti i passeggeri vicini che, allibiti, avevano assistito alla scenata della signora, si sono alzati applaudendo.

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"L'unica razza che conosco è quella umana"
(Albert Einstein)