Voto di condotta

Flora Villani, Professione Insegnante 16.2.2009

Squilli di trombe e rulli di tamburi accompagnarono sul finire dell’estate l’emanazione del DL 1/9/2008 N^ 137 recante disposizioni urgenti in materia di istruzione e università.

Si trattava, lo ricordiamo tutti, delle norme relative a: cittadinanza e Costituzione, valutazione del comportamento degli studenti, valutazione del rendimento scolastico degli studenti, insegnante unico nella scuola primaria, adozione dei libri di testo ed altre disposizioni relative al personale della scuola e dell’università.

L’impressione che il governo voleva dare al Paese era di efficienza e tempestività nell’affrontare e risolvere i problemi; la scuola richiedeva disposizioni “urgenti”, quelle, per intenderci, che giustificassero una decretazione governativa che saltasse il più lungo iter parlamentare fatto di mediazioni, ascolto di parti sociali, professionali e culturali.

Si capì subito che gli scopi erano altri: innanzitutto risparmiare, poi fingere di far risparmiare le famiglie (sui libri di testo ma eliminando nei fatti il tempo pieno) e far credere di portare ordine e disciplina in una scuola allo sbando.

Giornali e telegiornali inneggiarono al giovane ministro che di cotanta messe di disposizioni si faceva promotrice; i più attenti capirono subito che si trattava d’altro.

E difatti, per limitarci al voto di condotta, già da una prima lettura dell’art. 2 comma 1 (valutazione del comportamento degli studenti), che fa esplicito riferimento al DPR 24/6/1998 e successive modificazioni (Statuto delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria), si capiva che in realtà si voleva dare l’impressione di cambiare, con urgenza, senza cambiare un granchè; né si poteva, stante la pregressa legislazione in vigore. E’ difatti un ossimoro la pretesa di “innovare” “fermo restando” le precedenti disposizioni, come affermato in apertura dell’art. 2 succitato.

Ma il decreto legge fu convertito in Parlamento, in concomitanza del riuscito sciopero del 30 ottobre, e divenne la 169/2008.

Nelle scuole si aspettavano chiarimenti; non si capiva come il nuovo potesse coesistere con l’antico: il tutto appariva come un’ennesima sovrapposizione di norme di cui non si sentiva proprio il bisogno.

Poi i chiarimenti sono arrivati: la CM 100 dell’11/12/2008.

Con essa il direttore generale Dutto chiariva i contenuti della legge che non presentava niente di particolare; il riferimento al pregresso Statuto degli studenti lasciava molti dubbi sulla esistenza di qualsivoglia novità. Infine si dilazionavano ancora i tempi anticipando un “apposito decreto ministeriale”. Eravamo a metà dicembre: incombevano le vacanze natalizie, in arrivo le valutazioni quadrimestrali. Cominciava ad essere veramente tardi per permettere alle scuole di approfondire quanto sarebbe stato attuato negli imminenti scrutini.

Finalmente il DM 5 del 16/1/2009 (si noti che siamo in chiusura di quadrimestre): cinque articoli, quattro dei quali ripetono quanto nella scuola si è sempre fatto; uno, il quattro, che richiama lo Statuto. Si sottolinea più volte nel decreto che spetta al Consiglio di classe deliberare il voto di condotta, ovviamente; ma non si fa esplicito riferimento al fatto che lo Statuto degli studenti (DPR 235 del 21/11/2007) prevede, all’art. 4 sostitutivo dell’art. 4 del precedente Statuto (DPR 249 del 24/6/1998) nei casi più gravi, il coinvolgimento del Consiglio di Istituto; che sono previste procedure articolate e, a nostro avviso, corrette, che consentano all’alunno di esporre le proprie ragioni e, qualora si senta ingiustamente punito, di opporre ricorso.

Era ormai evidente che tutta l’operazione era stata una montatura, da propinare ai non addetti ai lavori; le scuole rimanevano ancora una volta sole con i problemi difficili dell’inserimento dei ragazzi difficili. E non poteva essere diversamente: il voto di condotta è il punto di arrivo di un percorso, spesso ad ostacoli, che una valutazione numerica non può eliminare.

Alla scuola servirebbe altro: psicologi, assistenti sociali, insegnanti di sostegno, personale specializzato cioè e di supporto per i ragazzi in difficoltà, non tagli e riduzione di risorse.

La politica degli annunci non paga; la decretazione d’urgenza, a noi che la scuola la viviamo tutti i giorni, fa ridere: l’urgenza è una sola: l’abbandono sempre più grande nel quale siamo lasciati noi docenti, ma, quel che è ancor più grave, i nostri giovani, più o meno bulli.


P.S. Un aspetto valido nella legge 169/2008 c’è: aver ampliato la gamma dei voti positivi relativi alla condotta dal sei al dieci ed aver consentito che essa sia valutata ai fini della media generale e che quindi, concorrendo per il triennio delle superiori alla determinazione del credito scolastico, influisca sul punteggio finale dell’esame di Stato.