Il 97% per le spese del personale?
Non è vero.

di Osvaldo Roman da ScuolaOggi, 9.9.2008

Uno dei cavalli di battaglia del ministro Gelmini nella sua crociata contro la scuola pubblica è costituito dalla ricorrente e quasi ossessiva denuncia dell’eccesso di spesa dovuto alla pletora di insegnanti che, a suo parere, si accampano senza molto costrutto nelle aule scolastiche del nostro paese.

Numerose sono state le esternazioni sull’argomento che non ha alcun fondamento, come si dimostrerà di seguito, sulla base dei dati forniti dallo stesso Ministero e dall’OCSE.

Prendiamo quindi l’ultima formulazione in materia rilasciata dalla Gelmini in una intervista a Famiglia Cristiana del 7/9/2008:
“Per la prima volta ho pubblicato in Internet il Bilancio del Ministero, proprio perché risulti chiaro che oggi, per come è organizzato il bilancio della scuola non c’é spazio per il merito: il 97 per cento della spesa se ne va in stipendi uguali per tutti, dove peraltro, gli insegnanti sono sottopagati. Un sistema di questo genere è destinato al collasso questa è una scuola che non ha futuro. Dobbiamo liberare risorse e introdurre flessibilità nella spesa. A questo punto ci saranno margini non per avere più soldi, ma per spendere meglio quello che abbiamo. Non a caso è già previsto nella Finanziaria che un 30 per cento delle risorse che andremo a risparmiare sarà investito nella premialità per i docenti.”

L’argomentazione sopra esposta merita un commento dettagliato con due premesse di carattere generale.

In primo luogo non si comprende facilmente come sia potuto accadere che un Ministro della PI , o chi per lei, abbia potuto ritenere che il fatto che una parte assai rilevante delle risorse del Bilancio dell’Istruzione fosse destinato alle spese per il personale fosse una notizia sconvolgente chissà come tenuta nascosta in questi oltre sessanta anni di vita repubblicana e di governi democristiani! La cosa era ampiamente nota e dibattuta e perfino più seriamente documentata di quanto lo stesso ministro potrebbe immaginare, persino sul sito del MPI, come cortesemente segnaleremo più avanti.

In secondo luogo c’é da rilevare che questa “prevalenza” rappresenta un dato strutturale “fisiologico” e non “patologico” in ogni sistema di istruzione, che notoriamente, così come documenta l’OCSE, non dispone di velivoli e di carburanti, per funzionare, ma quasi ovunque, esclusivamente di insegnanti e di personale tecnico amministrativo. Ed è sulla qualità di questo personale e soprattutto sulle caratteristiche dei servizi, delle attrezzature, dell’edilizia, dei trasporti ecc. che sono impegnati i governi seri di ogni Continente. Ma la Gelmini di questi aspetti strutturali non si occupa anzi è evidente che il suo ossessivo ed esclusivo riferirsi alla spesa per il personale (anzi per gli stipendi!) serve come copertura per ignorare che per quelle voci occorre investire di più e meglio specie nel Sud. Non è un caso infatti che mai nelle sue esternazioni il ministro abbia proposto di dirottare una parte della spesa “risparmiata “ sulle strutture in specie quelle del mezzogiorno. Non esiste una politica di questo ministero al riguardo: la privatizzazione e le Fondazioni ci penseranno. Non è un compito attuale del bilancio dello Stato e del finanziamento delle autonomie locali!

I tagli non sono stati destinati a politiche di riequilibrio territoriale. E’ utile al riguardo ricordare che in termini esclusivamente finanziari per la scuola essi si possono riassume come segue:

• il D. L. 93 nel triennio 2008-2010 prevede un taglio di 104.148.453 che colpisce anche il Fondo per l’offerta formativa destinato all’autonomia delle scuole;

• il D.L. 112, all’art. 64 taglierà complessivamente a regime nel 2012 la spesa del MPI di 3,188 miliardi di euro. Di questi il 30% all’anno, a decorrere dal 2010, dovrebbe essere destinato al personale. Si tratta di circa 410 milioni di euro per il 2010 di 664 per il 2011 e di 956 per il 2012. Sono briciole se si considerano le scadenze contrattuali già maturate o quelle prossime;

• lo stesso Decreto, all’art. 60, taglierà, tra le spese non riguardanti gli stipendi, per il MIUR 447,0 mln di euro per il 2009; 456,3 per il 2010; 790,1 per il 2011.


Di fronte a questa drammatica contabilità sono veramente offensivi ma, soprattutto, incredibili gli annunci gridati dal Ministro Gelmini di voler, per esempio, salvare il tempo pieno o di fornire insegnanti facilitatori culturali per la scolarizzazione dei rom o per combattere la dispersione scolastica.

Per quanto riguarda gli effetti il decreto legge Tremonti (legge 133/08) opera brutalmente sul rapporto esistente tra il numero degli alunni e quello degli insegnanti. Esso prevede l’incremento di tale rapporto dall’ 8,94 previsto per il 2008-2009 al 9,94 da conseguirsi nel 2011-2012. Si tratta di 87.341 posti che, considerando i 20.000 derivati dalle precedenti leggi finanziarie del governo Prodi, ai fini dei nuovi tagli al bilancio diventano 67.341.

Anche per il personale ATA il taglio è brutale e sbrigativo, da macelleria appunto, non si guarda dove e come, si taglia: meno 17% sul totale dei posti e così se ne individuano 42.500 da ridurre nel triennio 2009- 2011.

Il ritorno al maestro unico nasce da questo perverso progetto di ridimensionamento della scuola pubblica.

Ma, per tornare all’analisi della spesa, anche in questo contesto, è importante ribadire che l’affermazione che il 97% della spesa va in spese per stipendi non è dunque solo formalmente errata ma è profondamente mistificatoria Ciò per il fatto che in tale voce si comprende impropriamente un 8% di IRAP e perché le ritenute fiscali e previdenziali non sono “stipendi” ma “oneri” per il personale. Si deve inoltre avere presente che tale voce comprende anche i compensi accessori derivanti dai fondi di Istituto.

Se il ministro (o chi per lei) avesse fin dall’inizio avuto presente che la spesa per la scuola del nostro paese non è solo quella prevista nel bilancio dell’istruzione ma, come registra L’OCSE, è anche quella sostenuta dagli enti locali e dalle Regioni, nonché quella delle famiglie avrebbe compreso che il recupero del 30% delle spese per il personale conseguente al taglio degli organici nei prossimi tre anni non cambierebbe di molto la percentuale del 97% di spese per il personale comprensiva delle premialità o indennità già oggi presenti.

Con la linea di politica economica di Tremonti, che ignora il complesso della spesa per l’istruzione, l’attuale percentuale del 97% per le spese per il personale (tutte; quindi comprese le tasse, gli oneri e le indennità o premialità) sarebbe destinata a rimanere invariata. Forse diminuirebbe nel 2012 la spesa complessiva del bilancio. Ma non del 7% come va provocatoriamente sbandierando il ministro.

È proprio vero in questo modo che nei prossimi tre anni si creeranno solo macerie e che si “non va da nessuna parte” se non alla privatizzazione e dequalificazione ulteriore del nostro sistema di istruzione.

Vediamo i dati OCSE e MPI che proprio in questi giorni verificano i loro aggiornamenti annuali.

Per quanto riguarda la pubblicazione del MPI “La scuola in cifre”(l’annata 2007 non è ancora disponibile on line) ma la versione 2006 è da tempo presente fra le pubblicazioni disponibili sul sito del Ministero. Questa, che evidentemente non è stata segnalata al ministro, documenta analiticamente che la spesa pubblica per l’istruzione e la formazione è stata nel 2004 di 64,7 miliardi, di cui 50 destinati all’istruzione. Di questi circa 40 miliardi erano, per quell’annualità, a carico del Bilancio del MPI e 10 mld a carico delle Regioni e degli Enti locali altri 7,7 mld erano dovuti alla spesa delle famiglie rivolta direttamente alle scuole. Ovviamente, è ampiamente documentato nel volume citato, la spesa degli enti locali e delle famiglie, nel mezzogiorno è molto inferiore a quella del Nord e del Centro e questo, per onestà intellettuale, chiunque posto alla guida di un ministero avrebbe dovuto farlo presente. Invece è stato più comodo, nascondere questo dato e prendersela con gli insegnati fannulloni prevedendo per loro severi corsi intensivi.

In particolare, mentre la spesa del Mpi è abbastanza omogenea su tutto il territorio nazionale, quella degli enti locali decresce fortemente nel Sud. Infatti gli Enti Locali hanno speso nel 2005 in media nazionale poco meno di 1.000 euro per studente. Tale soglia è generalmente superata nelle regioni del Nord e nel Lazio. In particolare, spicca il dato del Trentino Alto Adige dove la spesa unitaria raggiunge i 2.500 euro. In Emilia Romagna, Lombardia e Friuli Venezia Giulia gli Enti Locali hanno destinato agli studenti finanziamenti procapite superiori alla media nazionale di circa il 35-42%). Viceversa, nelle regioni del Sud la spesa unitaria è sistematicamente al di sotto alla media nazionale. In Puglia (569 euro per studente) e in Campania (614 euro) lo scarto negativo dal valore nazionale raggiunge, rispettivamente, il 41 ed il 36%.”

Per quanto riguarda la spesa delle famiglie dai dati ministeriali si ricava che esse contribuiscono al finanziamento dell’istruzione pubblica e privata con un’ampia varietà di voci di spesa. Le stime più recenti sull’ammontare totale di tale contributo si aggirano intorno ai 7,5 miliardi di euro annui, corrispondenti allo 0,6% del PIL.

Per la spesa delle famiglie per i servizi offerti dagli enti i dati relativi al 2005 indicano un ammontare di 716 milioni di euro di cui circa 500 (67% ) provengono dalle regioni settentrionali.

In questo quadro corretto di riferimento della spesa per l’istruzione si devono fare i raffronti internazionali che stranamente strabordano per i rapporti Pisa ma latitano per quanto riguarda i raffronti internazionali sulla spesa per l’istruzione.

Il rapporto OCSE 2007 ad esempio riportato nel volume dello scorso anno Education at A Glance 2007. (Ocse, Paris 2007) a pagina 269 presenta una tabella riguardante tutti i paese OCSE e associati da cui risulta che per l’Italia per il 2004 sul complesso della spesa per l’istruzione e la formazione, come dianzi descritta, quella totale di parte corrente è pari al 93,0%( 91,0%) quella in conto capitale è del 7,0% (9,0 %) quella di parte corrente per i solo docenti è del 62,5 %(63,5 ). Quella per tutto il personale del 80,7%(80,1%). Del 19,3 % (19,9% ) risultano le spese di parte corrente non destinate al personale. Fra parentesi è indicata la media Ocse. Se ne ricava che la situazione in Italia non è così catastrofica come strumentalmente la descrive ogni specie di destra.

Sarebbe importante che il ministro partecipasse alla presentazione ufficiale del volume Education At A Glance 2008 così potrebbe finirla di ammorbarci con l’insulsa litania sul tremendo 97%.

Vale la pena di segnalare che nel grande sforzo propagandistico di questo ministro, mentre si espongono sul sito del MPi dati sulla spesa come si è dimostrato notevolmente fuorvianti, si omette di presentare l’atto di indirizzo per il 2009 che dovrebbe preludere alla stesura del ddl di Bilancio da presentare in Parlamento. L’atto di indirizzo presente al 5 di settembre 2008 è ancora quello predisposto dal Ministro Fioroni nel giugno 2007!

Evidentemente Tremonti non ne ha bisogno e fa tutto da solo.

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