Da un convegno del sindacato UIL a Fiuggi.
Fioroni si impegna per scongiurare lo sciopero del 16 aprile.

Scuola, mancano soldi per rinnovo.

Il segretario generale Uil Angeletti: risorse dagli evasori fiscali

 da Italia Oggi del 30/3/2007

 

I soldi per il rinnovo del contratto del personale della scuola non ci sono. E sarà difficile trovarli in tempi brevi. 'Per ora, prima cioè del 16 aprile, data dello sciopero generale, possiamo solo assicurare che avvieremo l'assunzione di 50 mila docenti e di non meno di 10 mila Ata, come previsto dalla Finanziaria'. Lo ha detto ieri il ministro della pubblica istruzione, Giuseppe Fioroni, intervenendo, a Fiuggi, a un congresso organizzato dalla Uil Scuola, alla presenza di centinaia di delegati delle rsu delle scuole eletti nelle liste del sindacato di via Lucullo, cui ha partecipato anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, e il segretario di Uil Scuola, Massimo Di Menna. Fioroni ha ammesso la difficoltà dell'esecutivo a trovare risorse aggiuntive per pagare gli aumenti agli insegnanti, ormai senza contratto da più di 15 mesi. 'Purtroppo le risorse per chiudere un contratto dignitoso non ci sono e vanno trovate', ha spiegato Fioroni, 'o meglio, la stratificazione di debiti che si sono accumulati negli ultimi 5 anni, quando sono stati fatti tagli su tagli alla scuola, senza però accumulare nulla delle risorse che dovevano essere recuperate tra il 2004 e il 2005, non ci consentono di dire oggi che sarà facile chiudere il contratto scuola. Si tratta di circa 600 milioni di euro che non sarà facile reperire, ma che mi impegno a ricercare prima del 16 aprile'. 'Una cosa è certa', ha detto il ministro, rispondendo alle provocazioni della sala dei delegati Uil eletti alle recenti elezioni delle Rsu nelle scuole, 'questo deve essere l'ultimo anno che si chiude un contratto ridando indietro ai lavoratori i soldi che si sarebbero dovuti recuperare risparmiando con i tagli alla scuola. Pretendere di dare aumenti di stipendio attraverso i tagli è un assurdità. D'ora in poi bisogna prevedere che anche sulla scuola, che è un settore realmente strategico per il paese, così come è stato fatto su altri settori come la sanità o la protezione civile, il governo trovi risorse per investire sul futuro'.
Per il segretario di Uil Scuola Di Menna, la questione delle risorse per la scuola e per la chiusura del contratto non è però un problema di poco conto. 'Il governo deve prevedere un piano di investimenti pluriennali sull'istruzione da inserire nel prossimo Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef)', ha detto Di Menna, ribadendo la priorità assoluta di trovare soldi per il contratto.

'Tra Finanziaria, addizionali regionali e aumenti dei contributi nella buste paga degli insegnanti, che ammontano in media a 1.200 euro, ci sono sempre meno soldi per arrivare alla fine del mese', ha detto il segretario della Uil Scuola. 'Ed è per questo malcontento ormai diffusissimo che sono convinto che se non si arriverà a chiudere il contratto in tempi rapidi, l'adesione allo sciopero sarà più che massiccia e non si fermerà a 16 aprile'.

Tranchant, invece, il segretario generale della Uil, Angeletti: i soldi per i rinnovi del contratto non ci sono? E allora il governo cominci a cercarli tra gli evasori fiscali. 'La questione fiscale è fondamentale. Dicono che in Italia bisognerebbe ridurre la spesa sociale perché non abbiamo soldi. Non è così e già spendiamo meno degli altri paesi. La verità che noi abbiamo una vera anomalia: su 58 milioni di italiani, un terzo dei cittadini non paga le tasse. Le nostre difficoltà finanziarie derivano da questo e non da altro'.

Insomma per il leader della Uil c'è una sola politica da fare: far pagare le tasse a chi non le paga, ridurle a chi le paga e finanziare settori come la scuola. 'In questo paese non sono cambiate molte cose da quando abbiamo votato. Se l'anno scorso la dichiarazione dei redditi di un gioielliere era inferiore a quella di una maestra elementare quest'anno sarà lo stesso. C'è una politica fiscale punitiva nei confronti di chi lavora, ma non per esempio per le imprese'.