I problemi della scuola
visti dalla parte dei professori.
Che insegnano in istituti difficili,
come il Russo di Palermo.

Dove il primo obiettivo è non far abbandonare gli studi ai ragazzi.

 da Il Corriere della Sera del 23/3/2007

 

Valentina studia sempre, anche la domenica pomeriggio. Dalle 15 a mezzanotte i suoi inconsapevoli professori si chiamano Sandro Piccinini, Ciccio Graziani, Teo Teocoli, Fulvio Collovati. Lei prende appunti, vede tutto. E la mattina dopo sciorina il suo sapere davanti alla classe finalmente attenta: «Ragazzi, Guidolin ha fatto un'altra fissaria, il 4-4-2 non funzionava proprio».

È finita che allo stadio c'è andata anche lei, magari senza scavalcare le transenne, come fanno i suoi allievi. E adesso la ragazza contesa dai professori universitari, laureata nel 1998 con una tesi subito pubblicata sui problemi della traduzione artistica dal greco al latino, soffre per gli infortuni di Amauri, come i suoi alunni. «Fa parte del lavoro. Devi sapere che mentre sei lì che spieghi Dante, il loro cuore batte per Zaccardo o per il "traditore" Luca Toni».

Il fiammifero acceso

Ci sono dei giorni brutti nei quali neppure il verbo secondo Sandro Piccinini funziona, e allora Valentina si aggrappa a una frase: «Nel buio di catacomba che ci circonda, il nostro compito è quello di tenere un fiammifero acceso anche a costo di bruciarci le dita». Gesualdo Bufalino, uno dei suoi autori preferiti. Non era destino, per Valentina Chinnici. E non è vero che la vocazione uno se la porta dentro fin dalla culla. Un padre docente universitario, una madre maestra elementare e una sorella insegnante al Classico potevano essere un indizio, ma lei sognava altro. «Il 90 per cento degli iscritti a Lettere antiche non ne vuole sapere di lavorare in una scuola che non sia l'università». È sottopagato, non ti è concesso di studiare, conti meno di zero. Questo è il senso di tante discussioni sul futuro con gli amici, ed è anche una sintesi del male oscuro degli insegnanti. Le facili ricerche sul burn out, le indagini a campione che definiscono «fortemente demotivato» il 70% dei professori italiani, non aiutano a capire. Gli insegnanti vivono quotidianamente la perdita di prestigio sociale, il degrado di un ruolo che era sacro ed ora è considerato accessorio, o peggio.