La scuola è tra i settori più "virtuosi" con poco più di 44 giorni di non-lavoro.

Statali, due mesi di assenze l’anno.

Nel conto annuale della Ragioneria i dati sulle giornate passate a casa
dai dipendenti di 9.811 enti della pubblica amministrazione
Il record a Istat, Inps e Cnr: 69 giorni, trentuno di malattia
Le Agenzie fiscali sono ai primi posti per assenteismo, così come la sanità

Barbara Ardù, la Repubblica del 14/1/2007

 

ROMA - Gli statali lavorano più o meno dieci mesi l’anno. Gli altri due o quasi se ne stanno a casa. Sotto le coperte perché ammalati. In sciopero, o ancora in permesso retribuito. E solo quando incrociano le braccia lo stipendio smette di correre. In tutti gli altri casi le giornate di assenza sono retribuite. Fannulloni, come dice il professor Pietro Ichino, che sull’argomento ha scritto un libro e aperto il dibattito? Poco motivati e dunque da incentivare, come ha suggerito il ministro delle Riforme e innovazione nella Pubblica amministrazione Luigi Nicolais, che ha annunciato un piano e uno screening per rendere più efficiente la pubblica amministrazione?

La mappa delle assenze dei lavoratori statali è dispiegata nel «Conto annuale» della Ragioneria generale dello Stato, che contiene tutti i dati relativi ai dipendenti del pubblico impiego nell’anno 2005. Complessivamente a parte i 29,16 giorni di ferie che mediamente spettano a ciascun dipendente pubblico, si aggiungono quasi 19 giorni tra malattia e permessi retribuiti. Ci sono poi due giorni e mezzo di altre assenze, anche se in questo caso non retribuite, e i giorni di sciopero, che però complessivamente pesano meno dell’1 per cento sulle assenze totali. La media alla fine fa 50,7.

Troppo elevata? «Non mi sembrano dati allarmanti - commenta Michele Gentile, coordinatore per la funzione del Pubblico impiego della Cgil -. Bisogna vedere come sono stati calcolati e comunque non mi sembrano nella media se si tiene conto delle festività soppresse, dei lavoratori che fanno i turni e della scuola, dove non si lavora 12 mesi l’anno. Se poi ci sono degli abusi sarà bene che vengano segnalati, ma credo che la Ragioneria avrebbe potuto impiegare meglio il proprio tempo e i propri soldi».

Il «Conto annuale» ha messo sotto esame i 9.811 enti, dai ministeri, agli ospedali, alle scuole, agli enti pubblici non economici (Aci, Istat, Cnr, Croce rossa, Ice, gli enti previdenziali, l’Enea, ecc.). Ed è proprio in queste "province" dello Stato che regna l’assenteismo. Qui in media ogni dipendente s’è assentato dal lavoro per 69 giorni l’anno (per ferie e malattia soprattutto). Non va meglio nella sanità, dove i giorni medi di assenza sono stati 58,75. Al di sopra della media ci sono anche gli enti locali: i lavoratori di Regioni, Province e Comuni sono stati a casa più di 50 giorni. Se la prendono comoda anche i dipendenti delle Agenzie fiscali (61,28). Più disciplinati insegnanti e bidelli, che costituiscono il più grande comparto di occupazione pubblica: in media gli 1,1 milioni di dipendenti non hanno varcato il cancello della scuola 44 giorni l’anno.

Sul registro delle assenze la presenza delle donne è maggiore. Tra i dipendenti del pubblico impiego sono più della metà, il 53,6 per cento, ma i loro monte assenze è pari al 59,5 per cento rispetto a quello complessivo. Se poi si aggiungono i permessi retribuiti (del tutto legittimi in questo caso perché legati alla maternità), la percentuale arriva al 73,5 per cento. In pratica le donne stanno in ufficio meno degli uomini. Ma d’altra parte non sono loro per lo più ad accudire i figli a casa quando si ammalano? La buona notizia è che rispetto al 2004, i giorni di assenza nel 2005 sono diminuiti, ma non crollati: mediamente in ministeri, scuole e Comuni si è lavorato un giorno in più.