Regole da rivedere?

da Tuttoscuola, 31 ottobre 2006

 

Visti i tempi di ricerca e il numero di chiamate e telegrammi da spedire, si potrebbe pensare che manchino supplenti per sostituire gli insegnanti assenti o malati. Non è così.

I supplenti ci sono, ma hanno diritto di rifiutare le proposte di supplenze che la scuola offre, senza che perdano il diritto di essere consultati per altre proposte.

Le segreterie devono seguire l’ordine di graduatoria per cercare supplenti e darne informazione all’albo e per via telegrafica agli interessati.

Spesso, soprattutto al nord e a Roma, molti supplenti iscritti nelle graduatorie scolastiche vengono da altre province (del sud in particolare). È comprensibile, quindi, che non gradiscano supplenze brevi.

È comprensibile anche che la spesa telefonica lieviti a causa dei tempi e delle tariffe di chiamata fuori provincia o su cellulari.

Prima del 2000 le regole per le chiamate di supplenza prevedevano, in caso di rifiuto della proposta di nomina senza giustificato motivo, la collocazione del supplente in coda alla graduatoria. Rifiuti allora non ce ne erano, non c’erano costi di telefonate, non c’erano ritardi di nomina, non c’era spartizione degli alunni sulle altre classi.

In passato il supplente doveva avere domicilio (non residenza) nella provincia scelta; ora non più.

Da fonte sindacale si ha notizia di incontri presso il ministero della Pubblica Istruzione per rivedere le disposizioni che regolano i conferimenti di supplenza, ma, visto che ormai si è consolidata una specie di diritto dei supplenti, sarà difficile prevedere regole che attenuino o cancellino il diritto di rifiutare.

Non vi è dubbio, comunque, che qualcosa si dovrà fare per rendere efficiente il servizio, contenerne i costi patologici, e assicurare qualità del servizio per gli alunni.