Docente, professione difficile

sull’orlo di una crisi di identità.

Noia e depressione sono i sintomi più diffusi.
Per gli anglosassoni si tratta di una sindrome: burnout

Giuseppe Tesorio, Il Corriere della Sera del 6/3/2006

 

Anatomia di un professore. Sempre più depresso, annoiato (lo confessano gli insegnanti inglesi alla Società Britannica di Psicologia) e conflittuale (con i colleghi e i genitori, par condicio ). Insomma, da una parte «ma sì insegnare è bellissimo», dall'altra «cade in depressione per i troppi oneri e i pochi onori». Le solite cose, pochi soldi, crollo dell'autostima, incertezze sul futuro. L'immagine pubblica dei docenti sta crollando in tutto il mondo, «ma non per questo bisogna sottovalutare la cosa», dicono in coro i diretti interessati, in una scuola sui Navigli. Uno stato di stress che corre dalle materne fino ai licei. L'hanno pure nobilitato con una sindrome specifica: «burnout» (tagliato fuori, bruciato, fuso). Gli esperti inglesi, naturalmente, ma anche gli studiosi di casa nostra hanno registrato situazioni preoccupanti. Ansia, depressione, reazioni psicosomatiche, attacchi di panico. Sempre più frequenti. Le ricerche si moltiplicano, i dati si contraddicono: facendo una stima di media, quasi il 20 per cento dei professori italiani intervistati in questi ultimi anni, fa (o ha fatto) ricorso a farmaci ansiolitici. Forse per motivi non strettamente legati alla scuola. Forse. Comunque, il problema è globale, nel senso che attraversa tutti i sistemi educativi del mondo.

A Hong Kong, tanto per fare un esempio, anche i professori possono contare su un telefono amico per la categoria. Un numero verde a cui confidare un po' di ansia. In fondo, dicono le notizie, due docenti si sono suicidati a breve distanza l'uno dall'altro, e pare a causa di uno stato depressivo provocato da un eccesso di lavoro. Dicono pure che migliaia di insegnanti abbiano manifestato contro i tagli alla scuola, che sta costringendo i prof a lavorare fino a settanta ore settimanali. E i politici che fanno? Istituiscono il numero verde, e gli insegnanti - riferiscono le cronache di queste ultime settimane - sono ancora più depressi. In Inghilterra, per tornare da noi, il problema dell'ultima ora è la noia. Si annoiano quando correggono i compiti e, soprattutto, durante i consigli di classe, i collegi e le riunioni per materia. «Certo - confessa un insegnante di Rozzano -, proprio come da noi».