Insegnamento del Corano:

favorevoli e contrari.

da Tuttoscuola 13/3/2006

 

L’apertura del cardinale Martino all’insegnamento del Corano nelle scuole italiane è di quelle che lasciano il segno.

Sul piano pratico, almeno per il momento, una simile ipotesi non può trovare applicazione (chi, come, quando insegnare il Corano), ma in linea di principio l’apertura (a titolo personale?) del presidente del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace apre scenari nuovi dagli effetti impensabili fino a poco tempo fa.

Il cardinale si è riferito a casi in cui vi sia una consistente presenza di alunni islamici (cento), ma ovviamente, se il diritto di avvalersi dell’insegnamento islamico viene riconosciuto ad un gruppo, non si vede come possa essere negato anche ad uno solo.
I primi a compiacersi della proposta sono stati i rappresentanti islamici dell’Ucoii che avevano presentato, senza successo, la stessa richiesta in sede di Consulta islamica.
Favorevole si è dichiarato Rutelli della Margherita, che però, senza avventurarsi in difficili ipotesi applicative ha richiesto una generica reciprocità e ha posto come condizione che un simile insegnamento si svolga solamente nella scuola pubblica.

Cautamente favorevoli alcuni esponenti di Alleanza Nazionale e dell’Udc che hanno apprezzato la proposta del cardinale Martino, come ha fatto anche il vescovo di Civitavecchia mons. Grillo.

Non solo religione, ma anche cultura e storia araba, sottolinea invece l'imam di Salerno che ritiene diritto dei ragazzi islamici che frequentano scuole italiane a conoscere la lingua, la cultura e la religione dei paesi da dove provengono. Insegnamenti che potrebbero essere tenuti indifferentemente "dagli imam o da profondi conoscitori della cultura islamica e della lingua araba".

Per il momento la Chiesa cattolica non commenta ufficialmente, ma c’è da pensare che lo farà.

 

 

Reazioni negative all’apertura del cardinale Martino per l’insegnamento della religione islamica nelle scuole italiane sono venute soprattutto da esponenti della Lega e della Casa delle Libertà.

"La proposta dell'ora di religione dedicata all'Islam – ha dichiarato il ministro Castelli criticando il collega Pisanu - è uno dei deleteri effetti della Consulta islamica alla quale io ero contrario".

L'ex-ministro Calderoli ha definito quella del cardinale Martino una posizione "personale" ed ha aggiunto: "ritengo che, prima di discutere del diritto all'ora di religione anche per culti diversi, sia necessario garantire la libertà di religione per chi si professa cristiano nei paesi di fede diversa".

Sulla impraticabilità del principio di reciprocità si è dichiarata d'accordo anche Alessandra Mussolini che ha sottolineato la sua contrarietà all'ora di religione islamica, "quando noi nei Paesi islamici non possiamo farci il segno della croce altrimenti rischiamo che ci taglino la testa".

Il presidente del Senato, Pera ha preso le distanze, accusando alcuni esponenti della Chiesa e anche della Cdl di essere "troppo timidi" nei confronti dell'Islam. "È inaccettabile l'idea avanzata ieri dal cardinale Martino. Quale Islam si insegnerebbe? Da parte di chi? Di quale imam?", chiede polemicamente Pera.

Baget Bozzo (Forza Italia) giudica la proposta incredibile. Il presidente della Camera Casini chiede reciprocità prima di fare concessioni.

Contrari all’apertura del cardinale i rappresentanti della Tavola Valdese, delle chiese evangeliche e delle altre chiese protestanti in Italia.

Netto il commento del vicepresidente dell'Unione battisti, Salvatore Rapisarda: "La religione non si insegna - dice - si testimonia". "Non abbiamo dubbi sulla sincerità della proposta del cardinal Martino, ma non la condividiamo."