Meno lavoro, poco stipendio.

Gli insegnanti italiani tra i pochi in Europa senza un sistema di carriera.
Sono i salari più bassi assieme a Svezia e Grecia

da ItaliaOggi del 16/5/2006

 

Gli insegnanti italiani guadagnano meno dei colleghi europei. Ma lavorano anche meno. Sono per lo più donne e hanno un'età piuttosto avanzata. E se, negli ultimi 25 anni, le carriere di molti insegnanti hanno subito interventi più o meno strutturali, lo stesso non si può dire del nostro paese, dove non esistono stipendi legati al merito e dove l'organizzazione dell'orario di lavoro non è mai stata oggetto di alcuna riforma.
Due rapporti, quello di Ocse, Education at Glance 2005, e di Eurydice 2005, gli ultimi disponibili, puntano il dito contro il sistema di istruzione italiano, nel confronto con i 30 sistemi di istruzione e formazione degli altri paesi membri.

 

Gli stipendi dei docenti

L'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico rileva innanzitutto l'inadeguatezza degli stipendi italiani rispetto a quelli dei colleghi europei.

La busta paga annuale di un insegnante italiano con 15 anni di servizio è di circa il 12% più bassa della media Ocse. Supera a mala pena i 23 mila euro, contro i quasi 32 mila euro di docenti spagnoli e inglesi e i quasi 40 mila dei tedeschi.

Per non parlare, poi di paesi non troppo lontani e dissimili dal nostro, come la Svizzera, in cui lo stipendio a parità di anzianità arriva a quasi 50 mila euro annui e addirittura quasi a 63 mila euro per i docenti delle scuole del Lussemburgo che si pone così in vetta alla classifica. Dunque anche questo ultimo rapporto Ocse conferma il ritardo del nostro paese nell'introduzione di meccanismi d'incentivo economico per chi sta in cattedra e ribadisce che i nostri professori sono in fondo alla classifica delle retribuzioni.

A braccetto con l'Italia solo Svezia e Grecia. Mentre il nostro paese supera l'Islanda, il Messico e la Repubblica Ceca, ultima in lista con uno stipendio annuo che non arriva neppure a 8 mila euro.

 

L'esperienza professionale sullo stipendio

L'Ocse sottolinea che anche l'esperienza professionale influenza il salario, ma i modi e i tempi dei riconoscimenti variano molto da paese a paese. Secondo il rapporto, dal 1996 al 2003 le buste paga dei docenti a inizio carriera sono aumentate più velocemente di quelle di altre categorie di lavoratori.

Questo forse per la volontà di attrarre nuovi insegnanti spiegando perché i docenti delle scuole secondarie inferiori di Australia, Danimarca, Inghilterra, Nuova Zelanda e Finlandia e Scozia raggiungono il massimo stipendiale dopo sette-nove anni dall'inizio della carriera.

Mentre ancora in Italia, Repubblica Ceca, Francia, Grecia, Ungheria, Giappone e Corea si arriva ad uno stipendio massimo solo al compimento dei 30 anni di servizio. Gli stipendi di metà carriera sono aumentati in modo relativamente rapido in Austria, Giappone, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e Portogallo, mentre ancora in Italia gli scatti di carriera e quindi di stipendio a metà percorso non esistono.

 

Gli orari di lavoro

I docenti europei stanno più in cattedra di quelli italiani. I docenti della scuola primaria, con 22 ore di lezione alla settimana, prestano in un anno 748 ore contro una media europea di circa 809 ore annue, cioè mediamente 61 ore in meno all'anno, quindi quasi due in meno alla settimana. Meno dei maestri italiani sono i colleghi di Danimarca, Finlandia e Austria. E alla secondaria inferiore? I professori delle scuole inferiori insegnano per 612 ore all'anno, cioè 72 ore in meno della media di ore di insegnamento dei loro colleghi europei (684 ore annue). Solo Spagna, Finlandia e Portogallo hanno meno ore annue di insegnamento nella scuola media rispetto all'Italia. I professori degli istituti superiori insegnano per 612 ore all'anno, cioè 41 ore in meno della media europea che è di 653 ore annue. Portogallo, Finlandia, Spagna e Danimarca hanno invece un monte ore annuo di insegnamento negli istituti secondari inferiore al nostro. I confronti sono realizzati alla luce degli orari contrattuali, che non sempre però corrispondono a quelli reali. In Italia, per esempio, la correzione dei compiti fatta a casa dai docenti non è conteggiata.

 

L'età degli insegnanti

Un'altra nota dolente riguarda l'età degli insegnanti, di gran lunga più vecchi rispetto ai colleghi membri dell'Ocse.

Nella scuola superiore italiana, il 90% dei docenti ha più di 40 anni. A fronte della media Ocse del 64% e con la restante percentuale, il 36%, con meno di 39 anni. Dalle nostre parti le cose migliorano solo alla scuola elementare, ma le distanze con i 30 paesi di riferimento restano grandi.

Anche la presenza femminile fra gli insegnanti italiani rappresenta un'anomalia. In Italia, la quasi totalità sono alla materna e all'elementare, tre quarti alle scuole medie e il 60% alle superiori. Ma è sugli insegnanti giovanissimi, con meno di 30 anni, che si vede la differenza. In Italia, per la struttura dei percorsi formativi dei docenti, i giovanissimi sono praticamente inesistenti soprattutto nella scuola superiore, mentre nei paesi Ocse se ne contano il 13%.

 

Chi assume gli insegnanti

Insegnanti assunti a livello centrale o chiamati da amministrazioni locali, spesso autorità educative locali o gli stessi istituti: sono due le forme possibili di assunzione diffuse tra i paesi dell'Unione europea secondo l'ultimo rapporto della rete Eurydice, la rete europea di informazione sull'educazione, dedicato agli insegnanti.

Nella maggior parte dei paesi europei gli insegnanti sono assunti a livello centrale o comunque a un livello decisionale superiore, dove l'istruzione è di competenza degli stati federati o delle autorità regionali. Due dei paesi nordici, Finlandia e Islanda, ma anche i Paesi Bassi e la Lituania conferiscono una nomina a dipendente comunale. In Bulgaria e Ungheria l'organo direttamente responsabile dell'assunzione degli insegnanti è il capo dell'istituto. In altri stati però vige un rapporto diretto tra l'insegnante e la municipalità o l'autorità educativa locale. È questo il caso di Danimarca, Svezia, Norvegia e del Regno Unito. In Italia invece gli insegnanti vengono assunti dagli organi amministrativi dell'ufficio regionale per l'istruzione a livello provinciale.

 

Incentivi salariali

Anche sulla questione degli aumenti in busta paga legati all'impegno e al merito di ogni docente l'Italia mostra il ritardo più evidente: i primi interventi sui salari sono stati realizzati nei paesi europei a partire dai primi anni 80 con l'obiettivo di stabilire i livelli di retribuzione anche in base al merito, alle prestazioni in classe, alla maggiore formazione e ai titoli conseguiti dall'insegnante nel corso della sua carriera. Dal 1990 in poi, sottolinea Eurydice, la necessità di attrarre nuovi docenti e di garantire un'alta qualità dell'insegnamento ha determinato un maggiore ricorso agli incentivi stipendiali. Ciò è accaduto in alcuni paesi, ma non in Italia, Belgio, Repubblica Ceca, Spagna, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Austria, Finlandia, Scozia, Islanda e Liechtenstein.

I Paesi Bassi e il Regno Unito sono invece stati tra i primi ad applicare la logica del libero mercato ai sistemi di educazione, con l'obiettivo di incoraggiare la competizione tra le scuole e aumentare il livello professionale dei docenti.