In Italia insegnanti troppo vecchi.

di Giuseppe Guzzo, La Tecnica della Scuola dell'11/7/2006

 

Le assunzioni a tempo indeterminato dei ventimila docenti, costituenti la terza ed ultima trance del piano triennale predisposto tre anni addietro dal governo di centro-destra, è visto ottimisticamente da alcuni come un’occasione per la risoluzione dell’annoso problema del precariato, ma da altri, come la tradizionale goccia nel mare magnum del precariato scolastico.

 

Sulle ventimila assunzioni si è concentrata ancora una volta l’attenzione degli osservatori con particolare riferimento all’età degli insegnanti che beneficeranno delle nomine.

I dati del più recente rapporto sulla scuola italiana del 2005-2006, infatti, evidenziano un “invecchiamento medio” degli insegnanti in servizio: la più larga maggioranza è sopra il 50° anno di età.

Più in particolare: il 53,83% per la scuola secondaria di secondo grado; il 51,35% per quella secondaria di primo grado e il 47,46% per quella primaria.

I dati sono molto preoccupanti se solo si pensa quanto e come la nostra società persegua, per le migliorate condizioni di vita e di sicurezza sociale, il mito della giovinezza, dell’efficienza e dell’attivismo ad ogni costo. Tutti vogliono sentirsi giovani. Tanti sono i giovani che aspirano a ricoprire posti e cariche un tempo riservati a chi era avanti negli anni. È sicuramente una contro tendenza questa della classe degli insegnanti che invecchia sempre più.

È fin troppo evidente come in Italia è mancato, in questi ultimi decenni, per quanto attiene agli insegnanti, quel ricambio generazionale che alimenta l’entusiasmo nello svolgimento dell’attività professionale, che sostiene lo spirito necessario per la riconversione continua delle modalità di gestione dei processi di insegnamento/ apprendimento e per rispondere alle domande sempre nuove dei sapere che cresce e si arricchisce con ritmi vertiginosi ed incontrollabili.

La stragrande maggioranza degli insegnanti assunti in quest’ultimo decennio con contratto a tempo indeterminato aveva accumulato molti anni di servizio da supplente e da incaricato e, tante volte, molte idoneità per aver superato più concorsi.

Nel momento dell’ingresso a scuola, aveva già perso quell’entusiasmo che in genere si prova quando il termine degli studi è coronato dall’ingresso nel mondo del lavoro e della professione.

Lo stallo, per non dire la crisi, in cui oggi si agita la scuola italiana è in parte dovuto anche all’invecchiamento medio degli insegnanti i quali non sono stati capaci di assumere certe posizioni, ed eventualmente intraprendere le battaglie, per frenare lo scempio che agli alti livelli politici si è fatto con la presunta riforma della scuola.
L’esperienza vissuta dalla scuola in questi ultimi ha dimostrato, in più di un’occasione, che quanto è avvenuto è stato sicuramente facilitato per il silenzioso assenso degli insegnanti, con il pensiero più vicini all’uscita della scuola che non alla permanenza. Chi è con la testa… già fuori, insomma, rinuncia a proporsi come soggetto di cambiamento.

L’ “invecchiamento medio”, come è detto il fenomeno, non è senza significato e si presenta in tutta la sua gravità anche oggi, nonostante le assunzioni a tempo indeterminato alle quali l’amministrazione scolastica sta lavorando in questi giorni. Ancora una volta, saranno pochissimi gli insegnanti giovani a varcare le soglie delle scuole dal prossimo anno scolastico. Gli ultimi concorsi datano all’anno 1999, a sette anni addietro, cioè. Chiunque può prevedere l’età di chi avrà la fortuna di…accaparrarsi un incarico a tempo indeterminato.

Precariato e svecchiamento della categoria degli insegnanti, in conclusione, sono fenomeni abbastanza scottanti che reclamano dall’attuale maggioranza governativa di centro sinistra un’attenzione particolare e tempestiva. Guai a ipotizzare i soliti provvedimenti tampone. Occorrono soluzioni serie e tali da incidere veramente sul tessuto della scuola e della società.

Quello che si attendono le migliaia di precari della scuola.