Meritocrazia nella scuola,
torna il rischio corporativo.

di Luigi Covatta, Il Corriere della Sera del 23/6/2006

 

Nel 1988 per la prima volta i Cobas e la Gilda vennero ammessi al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto degli insegnanti. Era successo che i sindacati confederali e gli autonomi dello Snals avevano manifestato una vaga apertura all'ipotesi di destinare secondo criteri meritocratici i miglioramenti economici possibili. Tanto bastò perché il dissenso dilagasse fra i docenti, fino a indurli addirittura a rivendicare con orgoglio la radice corporativa (la Gilda medievale, appunto) della loro protesta. Allora si fece spreco di parole sulla peculiarità della professione docente, che non consentirebbe né di commisurare il salario all'orario, né di valutare il merito senza violare la libertà d'insegnamento, per non dire dell'ineffabilità della missione della maestrina dalla penna rossa. Poi, quando nella società della conoscenza il lavoro intellettuale smise di essere un lavoro di èlite, a nessuno passò più per la mente di confrontare i contratti degli insegnanti con quelli che regolano altre impegnative prestazioni d'opera del terziario avanzato. Solo dieci anni dopo l'incauto Luigi Berlinguer si propose qualcosa di simile, e venne subito sostituito dal "tecnico" Tullio De Mauro, che si affrettò ad archiviare il "concorsone" nel quale era rimasto intrappolato il suo predecessore. Ora, mentre il governatore della Banca d'Italia auspica meritocrazia fra i docenti, il ministro Fioroni lamenta la femminilizzazione della professione, fino a sfidare il politically correct parlando di "quote blu" da garantire nel mondo della scuola. Sono, evidentemente, due facce della stessa (misera) moneta. Se infatti con il termine femminilizzazione si allude al part-time di fatto che regola in Italia il lavoro nella scuola si capisce il motivo della denuncia di Draghi. C'è da sperare che Fioroni le "quote blu" (ovviamente in termini non sessisti) le imponga davvero, e che affronti anche il problema di come conciliare la flessibilità dell'autonomia scolastica con la rigidità delle carriere dei docenti. Sarà inevitabile, allora, chiedere consiglio a Nicola Rossi e a Francesco Giavazzi, piuttosto che a sindacalisti ed esperti di pedagogia. Può darsi che saremo costretti a un ripasso di storia medievale, perché accanto alla Gilda vedremo risorgere altre Confraternite. Ma può darsi anche che avremo docenti meno numerosi e meglio pagati. Come la maestrina dalla penna rossa, che ai suoi tempi non faceva il part-time.