La scuola dei vecchi prof va in pensione.

Al via l’esodo più grande dal dopoguerra: in tre anni escono trecentomila docenti

 

Anna Maria Sersale, Il Messaggero del 9/1/2006

 

ROMA - Sono sempre più numerosi i prof dai capelli bianchi: un’insegnante su due ha un’età compresa tra i 50 e i 59 anni. Le statistiche dicono che solo l’1% degli insegnanti in servizio ha meno di 30 anni (in Europa la media è del 12,8%). Per raggiunti limiti di età, nell’arco di un triennio, almeno 300.000 lasceranno la scuola. L’esodo riguarda tutti quei docenti entrati nei ranghi all’inizio degli Anni Settanta, con il boom demografico e lo sviluppo della scuola di massa. Ora, quei prof di ruolo, si preparano a dire addio alle loro scolaresche. Un esodo massiccio, il primo e più grande dal dopoguerra, favorito anche dalla legge che modifica il regime pensionistico. Sono due gli elementi in gioco: i prof (come il resto del pubblico impiego) non hanno il bonus, quindi non sono incentivati a restare. Inoltre, chi vuole lasciare, avendo 57 anni di età e solo 35 anni di contributi, dovrà farlo entro e non oltre il 2007. Dopo, a partire dal 2008, il personale della scuola potrà congedarsi solo se avrà totalizzato 40 anni di contributi, oppure se avrà 35 anni di contributi ma 60 anni di età. Situazioni, queste, che a dire dei sindacati daranno un’accelerata al processo di svecchiamento della scuola.

«Gli insegnanti italiani sono i più vecchi d’Europa», è l’allarme lanciato dagli esperti che hanno fatto raffronti con gli altri Paesi dell’Ue. Secondo Eurostat in Italia abbiamo «in assoluto meno insegnanti nella fascia più giovane». Con la Germania dividiamo il primato delle “pantere grigie” in cattedra.

Ma l’atteso ricambio generazionale ci sarà davvero? E chi arriverà spezzerà l’attuale gerontocrazia? «Il ricambio è certo - afferma Massimo Di Menna, segretario nazionale della Uil scuola - è un fatto matematico. Quanto all’età c’è da tenere conto della presenza dei precari, che dovranno entrare in ruolo. Molti di questi sono già avanti con gli anni. In ogni caso sono quasi trecentomila le uscite che avverranno nell’arco del prossimo triennio. Il processo si completerà entro il 2015, con l’aggiunta di altre uscite. Ecco perché occorre una seria politica del personale e un programma di assunzioni che tenga conto di tutto questo». I calcoli di Enrico Panini, segretario nazionale della Flc-Cgil, sull’esodo danno cifre più elevate. Panini ha parlato di 400.000 insegnanti in fuga nel triennio. Finora la scuola era abituata ad un turn-over di 30 mila unità l’anno: che venivano reclutate pescando nelle liste dei precari e di quelle dei vincitori di concorso. Quando i tetti di spesa imposti dal ministero dell’Economia non hanno strangolato viale Trastevere il rimpiazzo non è stato un problema. Dopo avere assunto 60mila all’inizio del suo mandato (per effetto delle decisioni prese nella precedente legislatura), il ministro Letizia Moratti ha poi obbedito ai diktat del Tesoro e ha bloccato le assunzioni. Nel 2005 c’è stata una ripresa e ha immesso 35mila nuovi docenti. «Se si calcola dal 2001 - dicono a Viale Trastevere - in totale sono state effettuate 130 mila assunzioni, perciò l’opera di svecchiamento è già iniziata».

I sindacati, intanto, premono sull’acceleratore e chiedono un piano per 180mila nuove assunzioni. Dice Alessandro Ameli, segretario nazionale della Gilda: «Entro il 2007 ci sarà la svolta considerando che cambiano le regole per il pensionamento. E siccome siamo in una vera emergenza abbiamo presentato un libro bianco per chiedere la copertura dei vuoti d’organico». «Questa è la vigilia di una migrazione biblica», aveva detto il segretario della Flc-Cgil Enrico Panini, il primo ad accendere i riflettori sul problema.

Da allora, però, è stata approvata una nuova legge che riforma il sistema di reclutamento. In che modo la riforma Moratti inciderà su tutto questo? «I precari storici - dicono al ministero dell’Istruzione - verranno più o meno assorbiti. Le graduatorie dei concorsi verranno utilizzate, nel frattempo parte il nuovo sistema di formazione dei futuri docenti. Chi vorrà insegnare dovrà frequentare uno specifico corso di laurea magistrale (3 anni più due) al termine del quale conseguirà l’abilitazione. Sarà anche obbligatorio il tirocinio».