VALUTAZIONE: NEL PAESE DI PULCINELLA.

di Dedalus, da ScuolaOggi del 3/2/2006

 

E’ recente il pronunciamento del TAR del Lazio (ordinanza del 1 febbraio 2006) che “sospende” l’attuazione di alcune parti della Circolare ministeriale n.84 del novembre 2005. La sospensiva riguarda in particolare le modalità di compilazione del portfolio delle competenze e la valutazione dell’insegnamento della religione cattolica. Il TAR riafferma, per quanto riguarda questa seconda questione, la validità dell’art.304 del Testo unico, D.Lgs. n. 297/1994, secondo il quale la valutazione dell’I.R.C. dev’essere effettuata a parte e non “inserita nell’ambito delle materie curricolari”.
Ma non vogliamo qui parlare della valutazione della religione cattolica, argomento sul quale Scuolaoggi ha espresso a più riprese la propria opinione, quanto piuttosto del documento di valutazione medesimo.

Qual è oggi la situazione nelle scuole d’Italia? Parafrasando un celebre aforisma di qualche tempo fa si potrebbe dire che “grande è il disordine sotto il cielo, la situazione è tutt’altro che eccellente”. Infatti, il punto è che ogni scuola ha una scheda di valutazione diversa dalle altre. Questo è il risultato da un lato di una malintesa concezione dell’autonomia, dall’altro dei pasticci combinati dal MIUR e di una buona dose di incompetenza.

Malintesa concezione dell’autonomia. L’autonomia didattica e organizzativa delle istituzioni scolastiche dovrebbe voler dire che ogni scuola decide da sé i percorsi didattici, metodologici e contenutistici proposti agli alunni, ma in un paese serio il Ministero dell’Istruzione dovrebbe indicare quali sono i traguardi comuni, vale a dire i famosi livelli essenziali delle competenze. Se vi devono essere degli standard di apprendimento comuni, degli obiettivi finali validi per tutti gli alunni di una determinata classe o livello, ciò dovrebbe comportare, di conseguenza, un documento di valutazione nazionale uguale per tutti gli studenti d’Italia, da Bolzano a Siracusa.
Percorsi differenziati dunque, ma traguardi comuni, e soprattutto forme di comunicazione dei processi valutativi e di certificazione (che ha valenza esterna e pubblica) omogenei, uniformi sul territorio nazionale.

Come ha scritto Maurizio Tiriticco, di fatto “l’Amministrazione non è stata in grado di coniugare il concetto di autonomia con quello di obiettivi chiaramente scanditi, irrinunciabili e validi per tutte le istituzioni scolastiche.” Quindi: “si apre la strada ad una sorta di anarchia per cui si avranno differenze valutative tra scuola e scuola, sia a livello procedurale sia sotto il profilo sostanziale. Infatti, i giudizi espressi saranno difficilmente comparabili, sincronicamente, da scuola a scuola, e diacronicamente, per quanto riguarda lo sviluppo/crescita del singolo allievo ed il suo eventuale passaggio da una scuola ad un’altra”.(
*)

Il limite dei vecchi documenti di valutazione non stava nell’indicazione degli obiettivi finali (o indicatori comuni), semmai nel fatto che questi devono essere nel tempo aggiornati, periodicamente verificati e rivisti, commisurati a curricoli in divenire - come sono in divenire la conoscenza ed il sapere - e non ingessati.

Il modello di scheda “proposto” dal MIUR alle scuole consente invece la possibilità di scelta degli indicatori (pur all’interno degli “esempi di abilità” desunti dalle Indicazioni nazionali, che per il MIUR sono un riferimento costante e obbligato, pur avendo valore transitorio). Insomma, di fatto, in assenza di standard nazionali, ciascuna scuola decide gli indicatori che vuole. Il risultato è che le schede sono pressoché tutte diverse, da scuola a scuola. Non solo, ma nella realtà è successo di tutto e di più. Vi sono istituti che non hanno ritenuto di dover inserire la valutazione del comportamento accanto alle materie curricolari. Altri (in particolare scuole primarie) che non hanno inserito la voce “insegnamenti facoltativi e opzionali” nel documento, poiché il Piano dell’Offerta Formativa della scuola non prevede attività opzionali e facoltative ma propone un progetto didattico unitario.

Molte scuole avevano adottato la scheda proposta dal MIUR con la valutazione dell’I.R.C. e delle attività alternative incorporata nel documento. Altre avevano già predisposto un foglio a parte per l’I.R.C. Ora la deliberazione del TAR del Lazio dà ragione a questa seconda modalità. Diverse scuole hanno però già consegnato le schede ai genitori o stanno per farlo e non hanno i tempi tecnici per modificare o rifare il documento.

In conclusione, ai genitori degli alunni dello stesso grado di scuola e della stessa fascia di classi verranno consegnate schede che di comune hanno ben poco: non gli indicatori degli apprendimenti disciplinari (che ogni scuola ha definito per conto proprio) ma neanche la struttura interna, la stessa collocazione degli insegnamenti e/o delle attività. Siamo arrivati così alla frammentazione estrema, alla disgregazione del documento di valutazione nazionale unitario e delle modalità di certificazione.
Insomma un vero e proprio caos, un caos annunciato, perché fin troppo prevedibile. L’ennesima riprova del dilettantismo del MIUR. Sempre con un retropensiero: che cacciare la scuola pubblica nel caos non sia una scelta voluta o in qualche maniera, tutto sommato, indifferente.

 

(*) Maurizio Tiriticco, Dalla pagella alla scheda, in Notizie della scuola n.9, 1/15 gennaio 2005.