Vincenzo Brancatisano

Il controsoffitto di un’aula dell’Istituto Statale d’Arte «Venturi», nella sede di via dei Servi, è crollato nel cuore della notte. Pezzi, calcinacci e cavi elettrici sono piombati sui banchi usati dagli studenti. Il fatto che si accaduto a scuola chiusa ha evitato un disastro che poteva avere conseguenze gravi. Ora sia la Provincia che l’istituto sono intenti a controllare la struttura e le cause del cedimento. Intanto i vigili del fuoco hanno chiuso una decina di aule per verificarne la tenuta statica nel più breve tempo possibile […] (Carlo Gregori, Gazzetta di Modena, 12 febbraio 2006)

Tragedia sfiorata all’Istituto d’Arte “Venturi” di Modena.

La scuola crolla,

ma i docenti non sono assicurati.

da vincenzobrancatisano.it, 14 febbraio 2006

 

Il crollo del soffitto al «Venturi» rilancia il problema della sicurezza delle scuole e degli insegnanti. I quali non sono assicurati all’Inail contro gli infortuni sul lavoro e spesso lo ignorano.

La questione, che abbiamo gia denunciato su vincenzobrancatisano.it tre anni or sono, è seria, poiché gli incidenti sono frequenti e il contenzioso è immenso. Fino al 2003 l’ente si limitava a rigettare la richiesta di indennizzo da parte dei docenti infortunati adducendo la mancata copertura del rischio. Mancata copertura legata a contestate scelte della contrattazione collettiva.

In preda a un contenzioso imponente, aggravato dal recente riconoscimento degli infortuni in itinere (dovuti spesso a incidenti stradali), l’Inail nazionale il 23 aprile 2003 ha redatto la Circolare n. 28. Essa stabilisce che «gli insegnanti sono assicurati all’Inail solo in casi limitati.

Eccoli:

1) se per lo svolgimento della loro attività fanno uso di macchine elettriche, ovvero se frequentano un ambiente organizzato ove esse siano presenti;

2) se sono direttamente adibiti alle seguenti attività: esperienze tecnico-scientifiche, esercitazioni pratiche, esercitazioni di lavoro.

L’Inail precisa che con l’espressione «esercitazione pratica», si intende «l’applicazione sistematica, costante e cioè non occasionale diretta all’apprendimento». All’esercitazione pratica «sono state assimilate l’attività di educazione fisica, svolta nelle scuole medie superiori ed inferiori e quella ludico-motoria praticata nelle scuole elementari e materne».

Tra le attività protette «rientra anche l’attività di sostegno». Solo se si rientra in queste categorie, peraltro, si è assicurati «in itinere», cioè nel tragitto scuola-casa, ciò che induce dubbi di costituzionalità. Peraltro, il mancato riconoscimento dell’infortunio sul lavoro (l’insegnante di Lettere che cade dalle scale o resta invalido andando a scuola) intaccherebbe i periodi di aspettativa per malattia. Che nell’ipotesi di precariato sarebbero molto brevi: con retribuzione al 50 per cento dal secondo mese al terzo, niente soldi a partire dal quarto, licenziamento dopo nove mesi (art. 19 Ccnl, commi 3 e 4). Ciò anche quando il docente avesse firmato le non molto adeguate polizze assicurative da 5 euro offerte dalle scuole o quelle comprese nelle tessere sindacali.

Rimane, infine, l’aleatoria opportunità della «causa di servizio ed equo indennizzo» (scarica il modulo) che la scuola (su istanza del docente) deve chiedere a un’apposita commissione entro 6 mesi dall’infortunio. Anche se in materia c’è molta confusione anche tra il personale delle segreterie, che danno informazioni spesso sbagliate, non ha nulla a che fare con l’infortunio sul lavoro l’eventuale assicurazione per la responsabilità civile contratta dalle scuole per prevenire i danni cagionati ai propri dipendenti. Danni che non potrebbero comunque integrare la fattispecie dell’infortunio sul lavoro, con tutto quel che ne consegue.

Tutti ricorderanno il terremoto di San Giuliano di Puglia (nella foto) che costò la vita a tanti alunni e a una maestra della Scuola elementare “Francesco Jovine” sui cui corpi rovinò vergognosamente l’edificio scolastico. Ebbene, anche in quel caso si è proposto il problema del risarcimento della maestra e degli altri lavoratori, con polemiche e scontri istituzionali.

Alla fine si trovò un accordo, come si legge in questo documento (pagg. 6-7) dell’Inail di L’Aquila.

 

E i sindacati cosa fanno?


 

C’è chi vede il bicchiere mezzo pieno

 

 Ma il bicchiere è vuoto