Un primo studio realizzato a Palermo: la supplenza scatta dopo 15 giorni.
Eliminate le ore a disposizione, molte classi rimangono sguarnite

Il prof manca? Nessuno lo sostituisce

un quinto delle lezioni "al vento".

Salvo Intravaia, la Repubblica del 9/2/2006

 

Un quinto delle lezioni gettate al vento. Il clamoroso dato emerge da un monitoraggio (su oltre 200 classi di 23 scuole superiori siciliane) condotto nell'Isola dall'Asas (l'Associazione delle scuole autonome della Sicilia) che raggruppa in tutto 106 istituti. Motivo? Troppe assenze degli insegnanti e nessuno da mandare in classe per sostituirli. Gli insegnanti non hanno più le cosiddette ore "a disposizione" per coprire le assenze dei colleghi che rimangono a casa per pochi giorni. E così, da un paio di anni a questa parte, per i ragazzi delle scuole superiori entrare a scuola una o due ore dopo l'inizio canonico delle lezioni o uscire in anticipo è diventata una eventualità tutt'altro che rara.

In numeri: 181 ore perse in un anno (su 990) per una quinta del liceo scientifico. Ma, secondo l'Asas, le ore perse per strada "sarebbero di più", conferma il presidente Roberto Tripodi. "Nel computo non sono state inserite le ore destinate alle assemblee degli studenti e quelle ore in cui gli alunni vengono vigilati dai collaboratori scolastici", aggiunge Tripodi. Già, perché quando manca il docente che dovrebbe svolgere la lezione nel bel mezzo della mattinata, gli alunni non possono essere "congedati" o "licenziati" prima, come si usa in linguaggio burocratese scolastico. E, in mancanza di docenti disponibili, a finire in cattedra è il bidello. Così, a causa delle assenze dei docenti, le ore di lezione effettivamente svolte in un anno scolastico sono di gran lunga inferiori a quelle programmate.

Mediamente, secondo il monitoraggio, in un anno i ragazzi perdono il 18,3 per cento delle ore di lezione e circa 14 giorni, rispetto ai 200 minimi preventivati dalle norme. Sono Religione e Educazione fisica, spesso collocate in fondo all'orario giornaliero, le materie più penalizzate. Limitano i danni i docenti di Italiano e Matematica.

Ma a cosa è dovuto questo spreco di risorse? Nel dicembre 2002 il governo Berlusconi approvò una norma (contenuta nella Finanziaria per il 2003) che imponeva ai docenti delle scuole superiori di svolgere 18 ore di lezione effettive con la classe. Prima della Finanziaria 2003, i docenti - su "18 di cattedra" - avevano un certo numero di ore cosiddette "a disposizione" (da una a tre, in genere) per tappare i buchi dei colleghi che si assentavano per qualche giorno perché, alla media e al superiore, si può nominare un supplente per assenze del titolare pari o superiori a 15 giorni. Dopo una prima applicazione soft (nel 2003/2004) l'anno scorso la norma "delle 18 ore" fu applicata in modo rigoroso.

Nel 2004/2005 il ministero dell'Istruzione, deciso a tagliare più cattedre possibile, ha formato cattedre quasi esclusivamente di 18 ore settimanali. In parecchi casi, pur di centrare l'obiettivo, sono stati anche separati insegnamenti che da sempre erano impartiti dallo stesso docente: come Italiano e Storia o Matematica e la Fisica e i dati dell'indagine, prima nel suo genere, si riferiscono proprio al 2004/2005.

"Esiste una proporzionalità diretta tra la progressiva diminuzione delle ore di lezione svolte nelle scuole e la diminuzione dei livelli di apprendimento negli allievi rivelati dai test Ocse Pisa", afferma Roberto Tripodi, presidente dell'Asas. In altre parole: alunni nostrani più somari dei coetanei europei perché stanno meno fra i banchi di scuola. Ma l'Asas getta anche la croce sugli insegnanti che si assentano di più: i giorni di assenza sono passati dal 8,72 per cento nel 2000/2001 al 12,66 del 2004/2005. E contrariamente a quanto si può immaginare, ad aumentare non sono le assenza per malattia. Crescono in modo vistoso soltanto le assenze dovute ai "permessi sindacali, alla legge relativa all'assistenza ai diversamente abili (la cosiddetta 104/96), e ai permessi per motivi di studio".

Sono dunque finiti i tempi in cui i ragazzi restavano a scuola con un supplente e potevano intavolare una utile chiacchierata (quella che oggi si chiama Educazione alla convivenza civile), difficile da avviare nelle "ore di lezione" o svolgere le lezioni di recupero a vantaggio dei meno preparati. Nella scuola di oggi tutto questo è diventato quasi impossibile perché "ore a disposizione" non ce ne sono più e quelle a pagamento (in base alla disponibilità dei prof) non sono così gettonate come qualcuno immaginava a viale Trastevere.

Quando i prof si ammalano e restano assenti per uno i più giorni l'unica soluzione è spedire a casa gli alunni avvertendo la famiglia: "In base ai dati elaborati - commenta Tripodi - la diminuzione progressiva delle ore di attività didattica effettiva e della preparazione degli allievi sembra una tendenza inarrestabile". E la situazione sembra destinata a peggiorare per effetto del taglio delle supplenze decretato dall'Esecutivo in occasione della Finanziaria 2006: meno 665 milioni di euro per le supplenze brevi e per quelle a tempo determinato (annuale e fino al 30 giugno).