Il vescovo e la professoressa.

di Leonardo F. Barbatano, da Fuoriregistro del 7/9/2005

 

Caterina Bonci, un'insegnante di religione di una scuola elementare della Repubblica italiana, è stata licenziata dal vescovo di Fano perché divorziata e perché portava la minigonna. Ora voi vi metterete a ridere perché penserete che vi sto raccontando una barzelletta. Dovremmo invece piangere, tutti noi che lavoriamo nella scuola, perché tali notizie indicano che possono ancora verificarsi, nel nostro paese, fatti così gravi e sintomatici di una profonda corruzione delle nostre istituzioni.

Ma come? Una così lunga storia di eventi nazionali (dal Rinascimento al Risorgimento, dalla Resistenza contro il fascismo alla nascita della Repubblica), una così lunga serie di vibranti proteste a favore della laicità e dell'autonomia delle istituzioni (da parte degli spiriti migliori della nostra storia nazionale, dal Machiavelli fino al Gramsci passando per tutti gli altri, poeti e filosofi) e siamo ancora qui a sentire che il vescovo di Fano ha licenziato l'insegnante che fa scandalo? Ma accadrà mai che questo Paese si dia un grammo di dignità, che si possa dire che le leggi dello Stato valgono allo stesso modo per tutti, che le chiese e i credi religiosi non debbano intorbidire con la loro ipocrisia la vita di persone che lavorano onestamente?

Quando parlo agli studenti della nascita della Repubblica e della Costituzione non manco mai di ricordare loro il gesto di responsabilità del Partito Comunista di allora, che decise di astenersi sull'art. 7 della Carta, per evitare al Paese una sorta di guerra di religione, uno scontro tra laici e credenti, consentendo così che i Patti Lateranensi fossero recepiti nella Costituzione italiana. Rimango di questa opinione. E tuttavia, come non pensare che anche quel gesto, se osservato dal punto di vista di certe caratteristiche nazionali, come l'incapacità di assumere decisioni chiare e definitive, l'assenza di intransigenza etica, non rientri in qualche modo in quel clima tipicamente italiano in cui tutto può avvenire, ogni cosa può accadere, dalla mafia alla corruzione pubblica, senza che ciò ci indigni?

Come possiamo rendere forti e credibili le nostre istituzioni se non facciamo di esse il fondamento del nostro vivere civile e le lasciamo galleggiare in questo mare di ipocrisia nel quale esse dipendono da altro e un giudizio moralistico le condiziona fino alla discriminazione dei cittadini? Non sarebbe ora di abolire l'insegnamento della religione, sostituendolo con un insegnamento della storia delle religioni, affidato a docenti che godano della stessa dignità di tutti gli altri e possano, se lo vogliono, divorziare in santa pace? Lo Stato laico non deve permettere che le idee o, addirittura, le vicissitudini sentimentali costituiscano motivo di discriminazione dei cittadini.