IL RETROSCENA
Berlusconi ha scelto: i valori cattolici
saranno terreno di battaglia della campagna elettorale.

Il Cavaliere punta sulla Chiesa

"Garantisco su scuola e bioetica".

Gianni Letta, custode della diplomazia di Berlusconi presso la gerarchia,
non ha mai lasciato solo il premier durante il colloquio
L'allineamento con il movimento Teocon negli Usa.
"Su questi temi noi dobbiamo radicalizzare lo scontro con la sinistra"
.

Claudio Tito,la Repubblica del 20/11/2005

 

ROMA - «Noi dobbiamo radicalizzare lo scontro con la sinistra sui temi più tipicamente cattolici. Dobbiamo far capire che siamo noi i più vicini alla Chiesa, noi gli unici interlocutori». Da tempo Silvio Berlusconi dice apertamente di voler connotare Forza Italia e la Casa delle libertà come lo schieramento dei «valori». Più precisamente dei valori cattolici. Così come l’allineamento con molte delle direttive segnalate dal movimento "teocon" negli Usa non è stato mai nascosto. Dopo il primo incontro ufficiale con papa Ratzinger, allora, il presidente del consiglio insiste e ai suoi fedelissimi lancia un messaggio inequivocabile: nella prossima campagna elettorale, il centrodestra deve essere percepito come il «campione dei valori cattolici».

Anche la nota ufficiale diramata da Palazzo Chigi è stata studiata per sottolineare questo aspetto e per accreditare una particolare sintonia tra il Vaticano e la Santa Sede. Basta confrontare il comunicato della presidenza del consiglio e quello del Vaticano per capire il significato che il premier ha voluto attribuire a quei trenta minuti trascorsi al cospetto del Santo Padre. «L’esame dei principali temi internazionali - si legge nel primo - ha confermato la speciale convergenza tra gli indirizzi dell’Italia e gli obiettivi morali e religiosi della Chiesa cattolica nel mondo». «Speciale convergenza», appunto. Il vice direttore della sala stampa vaticana, invece, si è attenuto ad un tono ben più formale: «Vi è stato uno scambio di opinioni sui problemi bilaterali fra Stato e Chiesa in Italia ed è stata riaffermata la comune volontà di collaborazione fra le parti, nel solco dei Patti Lateranensi».

Di certo, comunque, nella mezz’ora di faccia a faccia sono stati trattati alcuni degli argomenti che hanno animato le cronache in questi giorni. Il Cavaliere, prendendo spunto dalle polemiche avviate da una parte del centrosinistra, si è presentato come il "garante" dei Patti lateranensi. Per il capo del governo, è stata quasi una solenne promessa. La scorsa settimana, a margine del consiglio dei ministri, aveva già invitato i partner della coalizione a sfruttare l’intesa dell’Unione con i Radicali di Pannella. Soprattutto puntando l’indice sulla pressante richiesta di rivedere il Concordato da parte dello Sdi di Boselli.

Nel colloquio con il Papa e in quello successivo con il Cardinal Sodano, si è accennato anche alle questioni relative all’aborto, alla bioetica, alle coppie di fatto e alla difesa delle scuole private. Tutte «tracce» che per il premier dovranno spiccare nel programma e nella campagna elettorale della Cdl. Una strategia di cui Sua Emittenza ha discusso ieri pomeriggio anche con il ministro degli Interni, Beppe Pisanu. Il tutto, appunto, per inseguire il tentativo di «legittimarsi» con il Papa.

E per riuscire nell’obiettivo si è tenuto stretto al suo fianco Gianni Letta, custode della diplomazia berlusconiana presso la gerarchia ecclesiastica e "guida" negli incontri più delicati. Di certo il Cavaliere voleva evitare il burrascoso confronto avuto nell’ultimo incontro a San Pietro con l’allora Papa Wojtyla. Il 4 marzo del 2003 Giovanni Paolo II chiamò per un pranzo di lavoro il presidente del consiglio. Il conflitto in Iraq non era ancora iniziato e il Papa si apprestava a rispettare la giornata di digiuno proprio per scongiurare la guerra. Il premier si trovò davanti un Pontefice piuttosto teso, con una voce vibrante e il dito alzato in segno di ammonizione per la posizione "interventista" dell’Italia. Un episodio che ha lasciato il segno.

Per tornare in Vaticano, Palazzo Chigi aveva chiesto l’incontro con Ratzinger già da settembre. In questi anni, del resto, le visite di Berlusconi non sono state tante: oltre a quella del 2003, il Cavaliere aveva attraversato l’Arco delle campane solo un’altra volta, il 3 luglio del 2001. Eppure, nell’elenco degli esponenti politici italiani che sono riusciti a incontrare il nuovo Papa, Berlusconi figura al terzo posto dopo Clemente Mastella e Pier Ferdinando Casini. Ratzinger, inoltre, non ha concesso poco alla delegazione italiana oltre all’ufficialità. E anche le polemiche degli ultimi giorni sono state in parte il frutto della casualità. L’assemblea della Cei, che ha fatto partire l’attacco alla legge 194 sull’aborto, si sarebbe dovuta svolgere nella scorsa primavera e poi è stata rinviata per la morte di Giovanni Paolo II. Anche la successiva riunione con il cardinal Sodano rientra nella prassi. Anche se proprio con il segretario di Stato sono stati approfonditi i temi più spinosi dell’attualità politica e dei rapporti tra Santa Sede e Italia. Ora, però, la speranza di Palazzo Chigi è che la diplomazia vaticana non accetti di organizzare una visita anche per Romano Prodi.