Non vitae sed ocs(a)e discimus.

di Pino Patroncini, da Fuoriregistro del 5/3/2005

 

C’è sempre da divertirsi alle fiere. E quella che si sta svolgendo a Milano sull’educazione non è da meno. Mi è capitato di assistere alla conferenza ivi tenuta della sottosegretaria Aprea , in compagnia di alcuni dirigenti ministeriali e esponenti delle commissioni che hanno lavorato ai programmi della nuova ( si fa per dire) secondaria superiore. Mi hanno spinto a farlo le voci su una nuova bozza di decreto che il ministero starebbe approntando e mi aspettavo che qualche cosa lì sarebbe venuta fuori. D’altra parte la stessa on. Aprea aveva esordito dicendo che avrebbe dato qualche anticipazione, ma solo “qualche”. Ed infatti non ve ne sono state molte, ma, tra giri di parole a vuoto e imbrodamenti da autoincensamento, qualcosa si è potuto capire.

Innanzitutto il MIUR starebbe svolgendo in questo momento una consultazione generalizzata di insegnanti, studenti e genitori sullo schema di decreto pubblicato il 18 gennaio. Una consultazione di cui non si è accorto nessuno, mi par di capire, a meno che il MIUR non pensi di avere ingaggiato ai propri ordini quei cattivoni degli attivisti sindacali che in questo momento sono gli unici a girare per le scuole per cercare di spiegare che cosa succederà con quel decreto.

In secondo luogo l’on. Aprea ci ha tenuto a dire che la nuova bozza, diversa dalla precedente, non sarà però neppure l’ultima. Il che, per parlare come si mangia, vuol dire: non siamo così cretini da scoprire definitivamente le carte prima delle prossime elezioni regionali, che se poi la gente si accorge delle fregature , chi ci vota più?

A questo punto tra un giro di parole e l’altro è cominciata la fiera degli equivoci.

Primo equivoco: l’on. Aprea non sembrava tanto sicura se il problema fosse insegnare il nucleo essenziale delle discipline o un nucleo essenziale di discipline. Il suo ragionamento infatti passava da un concetto all’altro indifferentemente senza rendersi conto che non si trattava della stessa cosa.

Secondo equivoco: un gran parlare di competenze ma poi tutte le volte che si andava al sodo le competenze ridiventavano sempre conoscenze e contenuti delle discipline.

Infine dopo un sviolinata agli studenti per i quali, poverini, la scuola con l’orario attuale è troppo pesante, un richiamo ai buoni vecchi consigli: ci vuole più rigore nella valutazione, bisogna promuovere solo quelli che sanno davvero tutto, basta con le promozioni del 90% dei ragazzi negli esami finali quando gli insegnanti sono i primi a dire che solo il 40% è sufficiente, “usare di più gli sbarramenti”. Questa sarebbe per l’on. Aprea la chiave di volta per passare dalla “scuola di massa alla scuola di qualità”.

E da ultimo le anticipazioni sulla struttura suggerita dalla prossima bozza.

Siccome sulla bozza precedente c’erano ancora troppe discipline occorre raccoglierle insieme e quindi ogni insegnante insegnerà più discipline.

Tanto per cominciare l’insegnante di inglese insegnerà anche la seconda lingua straniera.

E poi siccome il nucleo centrale di un buon insegnamento liceale è il latino (a rieccoci!), bisognerà insegnare latino in tutti i licei. In alcuni però sarà disciplina a sé, in altri sarà insieme a italiano. Eccolo dunque di nuovo il raggruppamento di discipline e per di più spacciato per “modernità”.

Poi: ci dispiace tanto per storia dell’arte ( “proprio a noi che siamo italiani con una così bella tradizione artistica”), ma bisogna contenere le ore e le discipline. E allora: zac! accorpamento e magari finirà anche questa con italiano.

Infine almeno una disciplina dovrà essere insegnata e imparata dagli alunni in inglese. “Tutte cose che si fanno già negli altri paesi europei”.

E non bisogna preoccuparsi se l’insegnante di inglese non sa bene la seconda lingua o se qualcuno faticherà a insegnare matematica in inglese: basta incominciare, poi ci vorrà fino al 2012-2013 perché la riforma vada a regime e per quell’epoca avremo preparato gli insegnanti.

 

Tutto ciò era calibrato sul liceo. Non una parola è stata detta sull’istruzione professionale, tranne l’ennesima enunciazione dell’indimostrato e improbabile assioma sulla pari dignità dei due sistemi. Ma d’altra parte la conferenza aveva al centro l’italiano, l’inglese, la matematica e le scienze, discipline che probabilmente per il MIUR non riguardano l’istruzione professionale e i “vili meccanici” che sfornerà.

Però non a caso queste discipline erano al centro dell’attenzione. Lo ha candidamente rivelato il dirigente ministeriale dott. Criscuoli presente al tavolo: dal momento che “literacy, mathematics and sciences” sono le tre abilità su cui l’OCSE svolge la periodica valutazione PISA, in cui l’Italia finora ha sfigurato, per figurare bene bisogna studiare quelle discipline.

Andategliela a spiegare al dott. Criscuoli la differenza tra discipline e abilità.

E’ più facile spiegargli che alcuni anni fa Norberto Bottani aveva messo in guardia sui limiti dello strumento della valutazione degli insegnanti perché gli stessi, inevitabilmente colti, in breve tempo scoprivano l’arcano dei meccanismi di valutazione e le modalità per aggirarli, e vi piegavano quindi i loro insegnamenti vanificando la validità della valutazione stessa e producendo anzi effetti distorcenti sulla preparazione degli alunni. Ebbene da noi non sono gli insegnanti a fare ciò, ma a quanto pare è il ministro in prima persona.

Insomma abbiamo un ministro che vorrebbe fare un po’ quello che spesso rimproveriamo agli alunni i quali spesso studiano solo in funzione del voto o solo quando sono prossimi all’interrogazione. Sicché una settimana studiano italiano e un’altra matematica, spesso con scarsi risultati e rinunciando a una preparazione omogenea e non superficiale. In questi casi agli alunni si rammenta che “non scholae sed vitae discimus”. Ma oggi sulle insegne del MIUR potremmo scrivere “Non vitae sed Ocs(a)e discimus”.