La legge contro.

di Vittorio Lodolo D`Oria da Proteo Fare Sapere del 27/02/2005

 

Si chiama “Commissione di Verifica” (CV) il collegio medico del Ministero del Tesoro che si occupa – dal Febbraio 2004 – delle visite agli insegnanti in precarie condizioni di salute. Come ho spiegato nella mia precedente rubrica, dove ho raccontato la mia esperienza come medico di parte, la CV di Milano è di fatto virtuale, essendo rappresentata, nel corso della visita, da un solo medico. A onor del vero ho ritenuto i colleghi – quelli firmatari del verbale ma assenti al momento della visita – quanto meno inadempienti. Ingiustamente. Perché? Semplice, la legge glielo consente. Leggere per credere: “La Commissione, entro trenta giorni dalla ricezione degli atti dall'Amministrazione, effettua la visita per il tramite di almeno un componente e redige processo verbale, firmato da tutti i membri. Dal verbale debbono risultare le generalità del dipendente, la qualifica e la firma dei componenti della Commissione, il giudizio diagnostico, gli accertamenti e gli elementi valutati a fini diagnostici, la determinazione della data di conoscibilità o stabilizzazione dell'infermità da cui derivi una menomazione ascrivibile a categoria di compenso, nonché l`indicazione della categoria stessa, il giudizio di idoneità al servizio od altre forme di inabilità, le eventuali dichiarazioni a verbale del medico designato dall'interessato, i motivi di dissenso del componente eventualmente dissenziente ed il voto consultivo del medico specialista”. Ebbene sì, si chiama “commissione” ma la visita è effettuata da un medico solo mentre gli altri si limitano a firmare ed eventualmente a ribaltar sentenze - proprio come nel caso da me descritto – in rigorosa assenza del medico di parte. Ecco dunque sancita per legge la “commissione virtuale”.

Che la norma sia rispettosa dei diritti del cittadino-lavoratore ho i miei seri dubbi. Se poi facciamo un parallelo tra la CV ed il collegio medico della ASL – che fino allo sciagurato decreto del febbraio 2004 aveva in carico anche gli insegnanti – i dubbi si trasformano in certezza. Nella commissione medica della ASL – alla quale tuttoggi appartengo – la presenza dei colleghi non è affatto virtuale e vi si aggiunge, per di più, il medico rappresentante delle Casse Pensioni cui il lavoratore appartiene. In altre parole gli insegnanti, e con loro tutti i lavoratori che vengono assoggettati alle visite mediche della CV, non ricevono lo stesso trattamento degli altri cittadini-lavoratori che sono affidati alle cure della ASL: commissione virtuale dunque e diversa composizione del collegio medico. Il dubbio assume natura costituzionale e spero tanto che i sindacati non lo ignorino (ma nutro seri dubbi in proposito). Basterebbero queste poche – ma significative – righe a giustificare il titolo assegnato a questa rubrica, ma la cronaca, purtroppo, fornisce altri spunti.

“Maestro schiaffeggiò un alunno e il PM richiede un anno di carcere”; “Insegnante esasperato sequestra in malomodo cellulare ad un’alunna: denunciato”; “Anoressica torna in classe, non trova il suo banco e si getta dalla finestra”; “Gita scolastica: travolto da una macchina sotto gli occhi dell’insegnante”… Non dubitatene, la legge farà la sua parte, seguirà il suo corso - lento ma inesorabile – e consegnerà alla giustizia il colpevole: l’insegnante. E non serviranno le giustificazioni (al massimo saranno riconosciute le attenuanti generiche) perché poco importa se l’alunno schiaffeggiato è un disadattato; se la fanciulla sa solo come attivare il cellulare ma non come disattivarlo; se l’infelice anoressica – oltre ad avere evidenti problemi personali – ha appena compiuto ventuno anni ma è ancora una “liceale”; se il bimbo travolto risulta essere un disubbidiente cronico e per di più ipercinetico. Tutto inutile, perché la caccia al colpevole è già partita e avrà fine solo con la consegna del manigoldo alla giustizia. I magistrati accusano, gli avvocati si fregano le mani ed i medici – rigorosamente assenti - sbadigliano annoiati.

E la storia si ripeterà così all’infinito finquando ci si ostinerà a rispondere con la legge a quelli che sono problemi di natura medico-psicologica - e che, come tali, andrebbero affrontati – perseverando nell’attribuire alla scuola ogni responsabilità dopo aver scoperto che la famiglia non ha più doveri ma solo diritti. Paradossale ma anche paradigmatico il caso di qualche anno fa – tristemente noto alle cronache - che vide un ragazzino di Sesto San Giovanni uccidere durante la ricreazione la ex-fidanzatina con un temperino. Pochi sanno che l’insegnante di pedagogia dei due ragazzi fu denunciata dalla famiglia della vittima – seppur non condivisibile l’atto è pur sempre comprensibile – e dalla famiglia dell’omicida perché la docente non si era accorta della pericolosità sociale del loro virgulto. Per questione di privacy non posso raccontare la fine dell’insegnante e mi limiterò a scrivere che non ha più insegnato un solo giorno dopo quella triste vicenda. So per certo che ha pagato per una colpa non sua, e così pure toccherà a molti altri che si troveranno in mezzo a casi anche meno gravi.

Nonostante ciò si continua a imporre alla scuola - in crisi - di risolvere tutti i problemi della società, ignorando volutamente che è assai pericoloso chiedere al boia di curare un mal di testa.

vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it