passa parola

Aggiornamenti e contratto

L’eterna sfida della scuola.

di Giuseppe Tesorio, da Il Corriere della Sera del 21/3/2005

 

Sciopero generale. La scuola ha protestato perché il contratto è scaduto da 15 mesi.

Gli stipendi sono fermi al dicembre 2003: mille e 400 euro sul finire della carriera. «Come dire - grida la prof - che mandi a quel paese la formazione, fatta di libri, di cinema, di teatro. Che costano terribilmente cari. Del resto nessuno obbliga nessuno ad aggiornarsi».

Ovvio che poi la scuola ne soffra. «Il contratto è scaduto - ripete un altro insegnante - sembra che la scuola non esista!». Che sia vero?

Ogni classe è «una scuola», con le sue aspettative uniche, esclusive. I ragazzi e i loro prof entrano tutte le mattine in un’aula e «sono scuola». Gli esperti e le famiglie non parlano di questa scuola, e come potrebbero?

E’ una scuola conosciuta solo da chi la sta vivendo. Una scuola fatta non di teorie ma di lezioni da preparare, interrogazioni da affrontare, partite di pallavolo da vincere, debiti da saldare, lezioni da bigiare.

Una scuola reale fatta di Kant da mettere in testa, di Seneca da mettere nel cuore, di scommesse con «quello» di matematica, di sfide col compagno, di un’emozione bruciante, di un voto bello, di un voto brutto.

Una scuola fatta di un cesso sporco, di un muro colorato, di una bidella amica, di un’occasione persa.

Che è poi la scuola che rimane nella memoria (la scuola che non c’è più).

Mentre gli esperti, i giornali, i sindacati, discutono di un’altra scuola, «quella che verrà». E che non esiste ancora.

Allora, di che scuola stiamo parlando?