Per i tempi del contratto non v'è certezza.

da ItaliaOggi del 31/5/2005

 

Ora si apre la fase delle trattative. E non è facile prevedere quanto tempo passerà prima che il ministero dell'economia dia disposizione per pagare gli aumenti.

In media, in passato sono stati necessari dai sei agli otto mesi. Molto dipende dalle trattative, e dunque da sindacati e Aran. Moltissimo dipende dai controlli di rito, che hanno sempre portato a un superamento del termine massimo dei 40 giorni previsto dalla legge n. 29/93 tra la prima intesa e quella definitiva.

Tanto che l'ex ministro della funzione pubblica, Luigi Mazzella, aveva messo a punto un disegno di legge per rendere certi i tempi dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego, riducendo i passaggi e introducendo scadenze obbligatorie. Ma non se ne è fatto più nulla. Per partire, è innanzitutto necessaria la direttiva della funzione pubblica e dell'istruzione da inviare all'Aran. È l'atto di indirizzo con il quale si chiariscono le linee guida alle quali si deve attendere l'agenzia governativa per la contrattazione nel pubblico impiego.

L'Aran a questo punto convoca le sigle sindacali rappresentative del comparto. La contrattazione parte.

Quando si raggiunge l'accordo, in realtà è stato fatto solo metà del percorso. Perché la preintesa passa all'esame del consiglio dei ministri, che chiede di solito parere al ministero dell'economia. Se il parere è positivo, il governo dà il via libera all'accordo, che viene trasmesso alla Corte dei conti. In caso contrario, si torna al tavolo delle trattative. La magistratura di controllo dovrà accertare che l'ipotesi di contratto ha copertura finanziaria in tutte le sue previsioni. La Corte ha 15 giorni di tempo per formulare il nullaosta. Se non c'è la richiesta di correzioni (e dunque l'ennesima riapertura della contrattazione) il testo torna all'Aran per la firma definitiva. Solo dopo è stata data disposizione al tesoro per il pagamento degli aumenti e degli arretrati.