Può il carcere essere educativo?

da TuttoscuolaNews  N. 200 del 23 maggio 2005

 

Secondo la Cassazione la custodia cautelare in carcere in attesa di giudizio è una misura applicabile anche a uno studente minorenne (17 anni, nel caso specifico) quando questo si rende responsabile di atti particolarmente violenti e odiosi nei confronti di un compagno di classe più debole e incapace di difendersi (nella fattispecie si trattava di un ragazzo con handicap psichico).

La sentenza, la seconda sullo stesso caso, chiarisce definitivamente che a giudizio della suprema Corte gli episodi più gravi di "bullismo" possono essere puniti, anche nella fase di attesa del giudizio, spedendo in carcere i giovani che se ne rendono responsabili "quando tutte le altre misure appaiono inidonee".

Anche in Italia (come in Gran Bretagna, negli USA, in Francia) si va dunque verso la cosiddetta "tolleranza zero", o comunque verso una maggiore severità nel confronti del bullismo a scuola? In questa direzione si muove certamente la sentenza della Cassazione, mentre sul versante della scuola non sono mancati tentativi (contrastati a volte da genitori troppo indulgenti) di punire con le "sospensioni" o con azioni risarcitorie esemplari (ripulire le aule e i banchi, rifondere i danni) gli alunni responsabili di allagamenti e altri atti vandalici. Basterà?

E che fare di fronte ad atti di violenza nei confronti dei compagni o degli insegnanti? Il buonismo "politically correct" dello "Statuto dei diritti e dei doveri delle studentesse e degli studenti" (DPR 249/1998) non sembra in grado di dare risposte efficaci, almeno nei casi più gravi. Ma anche la via carceraria non sembra la più consigliabile dal punto di vista edu-cativo e sociale, potendo al massimo determinare un effetto di deterrenza da deter-minati comportamenti estremi. Servirebbe una via intermedia, ne’ perdonista ne' punizionista, da individuare anche attraverso la cooperazione internazionale in materia: quello del bullismo, in forme più o meno gravi (a volte più gravi che in Italia) è infatti un problema che anche molti altri Paesi si trovano ad affrontare.