Burnout, psicopatie e antidoti

Perseverare diabolicum.

 di Vittorio Lodolo D`Oria da Proteo Fare Sapere del 26/7/2005

 

Un anno fa scrissi la rubrica “In bocca al lupo” sulla vicenda di un’insegnante di educazione fisica che, da me accompagnata alla visita della Commissione Medica di Verifica (CMV), fu ritenuta inidonea temporaneamente all’insegnamento nonostante il suo “calvario ortopedico”, iniziato il 1990 e causato da tendinite degenerativa cronica ai tendini achillei. La patologia aveva intaccato anche le articolazioni delle spalle e – inutile dirlo – era corredata da una accentuata condizione di ansia generalizzata con somatizzazioni. Cercai di protestare a più riprese con la collega presidente di commissione che, essendosi sempre negata al telefono, mi costrinse a scrivere una raccomandata RR (anch’essa ignorata nonostante l’obbligo del funzionario pubblico a rispondere entro 30 giorni). Ebbene, dopo 9 mesi (questo il tempo entro il quale i colleghi avevano ritenuto possibile il miracolo di guarigione), la poveretta si reca nuovamente senza la mia assistenza alla CMV (un sindacalista la definì – forse non a torto vista la situazione di seguito descritta – come “il tribunale del popolo”). Tornata a casa mi scrive la sottostante missiva:

 

“Ho fatto la nuova visita collegiale in Via Zuretti Milano martedi 12 luglio 05: convocata alle 15 e ricevuta alle 17. Avevo prima di me 8 persone e nell’attesa mi sono chiesta più volte se non potevano convocarci ad orari scaglionati evitandoci questa dose di stress....

Entro e mi chiedono se ho portato con me della documentazione: certo, rispondo, l’ultima recente relazione della psichiatra e psicologa del CPS dove sono seguita da un anno.

Le due persone dall’altro lato del tavolo mi guardano e chiedono i motivi per cui sono lì. Noto che tutta la mia documentazione, che comprende in realtà già da sé sufficienti motivi chiarificatori, giace sulla scrivania ancora intonsa e ben sigillata come quando l’avevo spedita alla CMV. Al che, allibita e con un inizio di ansia, oltre al nervoso che comincia a montarmi, indico il plico di documenti a loro disposizione da tempo. Ah, mi risponde la signora giovane, mentre ricopia dal verbale della precedente visita collegiale, di novembre 04, i dati essenziali scritti a suo tempo e che già allora mostravano una interpretazione poco fedele dei fatti. Proseguo cercando di mantenere calma e sangue freddo, anche se dentro mi sento un po’ ribollire: non potevano leggersi la documentazione inviata prima di incontrarmi?

Spiego dei miei tendini d’Achille con lesioni rilevate ad ecografia dinamica, sia a destra che a sinistra e dei problemi alla spalla con altre microlesioni. L’altro medico (ma saranno medici poi, chi lo sa?) mentre parlavo con la prima tipa, si è letto velocemente la relazione psichiatrica e, (dopo un anno di cure) mi dice che la relazione parla di un lieve miglioramento della sintomatologia ansiosa: "Quindi lasciando perdere la questione dei tendini, lei tornerebbe a insegnare?" Sbarro gli occhi e prorompo con un no secco: come sarebbe ...a parte i tendini. MA SE IO INSEGNO EDUCAZIONE FISICA!!!.... Ah, mi dice, ora la faremo visitare dall’ortopedico, comunque secondo lei perché è migliorata la sua ansia?" - "Perché sono stata messa in segreteria a svolgere mansioni più tranquille, certo 36 ore sono tante, ma meno stress con i ragazzi, didattica, colleghi ecc... No ho bisogno di lavorarci ancora anche dal punto di vista psicologico.... ". Ah, perché lei è rientrata in servizio in segreteria?". Allora penso tra me e me che si tratti di una presa in giro perché non è possibile che ignorino il loro stesso provvedimento. “ Si sono rientrata in servizio in amministrazione”. Appare infine l’ortopedico: "Allora signora vediamo questa spalla: le fa male qui?". “Si-no a seconda dei casi”. "Faccia questo movimento, oh ma che brava!". “Già ho insegnato più di 20 anni educazione fisica....". “E come ha fatto a farsi male?". “Iinsegnando battute e bagher in palestra; sa i ragazzi delle media non sono capaci di organizzarsi autonomamente nelle attività, bisogna insegnargliele, fargliele vedere...”. "Bene e i tendini d'Achille cos'hanno, non si nota niente" e nel mentre tocca, schiaccia, e io “Ahi!”. "Eh sì, dovrebbe portare dei tacchi più alti!, e come ha fatto a farsi male?". “A dire il vero ho cominciato nel `90 a soffrire di tendinosi degenerativa come documentato dagli esami a vostra disposizione”. "Ma ha provato con degli alza tacchi?" chiede ridendo sotto i baffi. “Si ho provato senza esito”. "Ed ha fatto anche le infiltrazioni?". “Sì, tutto inutile”. “Bene può andare”. Mi fermo attonita e incalzo: “Ma quando mi farete sapere qualcosa?”. “Tra una ventina di giorni daremo comunicazione all'amministrazione di competenza. Arrivederci e grazie”. Porgo la mano e stringo la moscezza di persone assenti, inclusa quella della dottoressa o segretaria che sia.

Cosa diavolo sono mai queste commissioni di verifica? non ho risposta e nel frattempo aspetto di sapere cosa ne sarà della mia sorte dopo questo incontro di circa 15-20 minuti che deciderà di almeno un altro anno della mia vita.”


Tutto qui. Aggiungo solo che la “sentenza medica” finale, contro ogni logica scientifica, ha stabilito un altro anno d’inidoneità all’insegnamento. I medici credono ancora nel miracolo, nonostante la patologia ortopedica sia degenerativa, cronica ed ingravescente (ha coinvolto anche le grandi articolazioni) oppure sperano nelle terapie con cellule staminali (rigorosamente “adulte” visto l’esito referendario). Circa la condizione ansiosa nemmeno una parola, ma è probabile che abbiano vanificato il faticoso e paziente lavoro dello psicoterapeuta, preparandosi ad assestare il colpo finale per l’anno prossimo.

Nonostante tutto godiamoci la vacanza meritata, perché non sappiamo quello che ci aspetta: e neppure lo vogliamo sapere.

Anche noi, come i colleghi della CMV, confidiamo nei miracoli futuri.


vittorio.lodolodoria@fastwebnet.it