Noi Prof tra inutili scartoffie

intorno a un mondo che cambia.

Per avere più insegnanti informati basterebbe agevolare l'aggiornamento .

di Marco Lodoli, da la Repubblica del 24/6/2005

 

Stamattina mi è venuto un crampo alla mano a forza di firmare le carte degli esami: chi non fa il professore non può neanche immaginare la quantità di documenti che bisogna preparare, tutta carta straccia, fogli e fogli che non controllerà mai nessuno, che non servono a nulla, ma che gettano nel panico gli insegnanti più scrupolosi. Sono torri di Pisa di registri, verbali, dichiarazioni, relazioni, programmi, certificazioni e autocertificazioni, tutta roba che genera solo spaventosi sensi di colpa e di inadeguatezza. La collega di matematica ha passato ore e ore a riempire l´enorme fascicolo dei verbali, era pallida e un po´ sudata, temeva di sbagliare a ogni riga.

Tra un padiglione e l´altro della scuola giravano come anime in pena insegnanti pieni di domande assurde alle quali nessuno riusciva a rispondere con certezza: "Bisogna barrare la terza pagina del registro? I candidati esterni portano i crediti degli anni passati, cosa diavolo portano? Avete riempito il modulo dove bisogna dichiarare di non essere sposati con nessuna allieva?" Una ragazza consegna il tema, io firmo ancora una volta e segno l´orario di consegna: ore 13. Un collega della commissione mi fa notare che sono le 12 e 59, che è meglio correggere per evitare guai, ricorsi, lavate di capo. Insomma: siamo in mezzo a un pandemonio di leggine e norme, e di percentuali da sommare, moltiplicare, dividere, di precetti ventosi e pesantissimi, una ragnatela che a poco a poco inghiotte il suo ragno. E´ chiaro che i professori si stiano sempre più avvilendo. Si sentono stupidi, inutili, malpagati, malconsiderati, e spesso impigriscono e si deprimono nell´ossequio passivo a regole che non si possono discutere. Sono convinto che il rilancio della scuola passi non attraverso l´ennesima astrusa riforma ma semplicemente consentendo agli insegnanti di sentirsi parte della cultura viva del nostro tempo. Basterebbe che a ogni insegnante venisse offerta dal Ministero della Pubblica Istruzione una tesserina plastificata per ottenere il trenta o il quaranta per cento di sconto su libri e concerti, teatri e musei e dischi, riviste scientifiche e letterarie. Allora le cose cambierebbero di colpo, allora sì che ci sarebbe una vera svolta. La scuola sarebbe ricca di gente informata, aggiornata, entusiasta, che studia e conosce ciò che sta accadendo e sa come spiegarlo - e non di poveri burocrati preoccupati da una firma nella riga sbagliata. Ma torniamo agli esami.

Noi di qua, tra le scartoffie, i ragazzi di là, tranquilli, contenti di sbrigare queste ultime formalità e di affacciarsi finalmente al mondo. Pare che quest´anno Internet abbia furbescamente funzionato, che temi e traduzioni siano girati in rete con ampio anticipo. Una volta arrivavano voci dall´Australia o dall´Argentina, dove nelle scuole italiane si erano già aperte le buste e letti i problemi. Oppure qualcuno aveva un cugino che aveva un amico che aveva una fidanzata che abitava nel palazzo di un pezzo grosso del Ministero: e alle tre di notte s´intrecciavano le telefonate che davano per certo il primo Carducci, la Seconda Guerra Mondiale, il terzo capitolo del "De Bello Gallico". Ma erano meccanismi primitivi. Adesso chi sa, e in Italia c´è sempre qualcuno che sa prima degli altri, mette l´informazione in rete, e ci vuole un attimo a scaricare, stampare, copiare. Magari siamo ancora agli inizi, magari solo pochi studenti, ipertecnologici, hanno saputo approfittare della soffiata via computer. Ma il prossimo anno saranno dieci volte di più, e poi saranno tantissimi, e poi tutti. E così studenti e insegnanti si ritroveranno ancora più separati: da un lato giovani che trafficano spavaldamente con gli strumenti della contemporaneità, dall´altra cinquantenni malinconici che firmano carte ingiallite e polvere.