n o n    v a d o   a   s c u o l a   m a  a l l' a s i l o . . .

Sindrome Valditara.

di Vale, da Non vado a scuola ma all'asilo del 21/2/2005

 

Se la proposta Valditara fosse dettata da subdoli fini elettorali lo scopriremmo presto. Già dopo le elezioni regionali le promesse potrebbero naturaliter sgonfiarsi, cavilli di vario tipo, dovuti a impedimenti indipendenti dalla volontà di tizio e caio, potrebbero portare a 50 000 il contingente dei nuovi arruolati e successivamente a 25 000, a 12 000 e così via.

Nondimeno la proposta rappresenta in questo frangente un, sia pur non tanto nobile, sasso nell'ingranaggio della riforma e dei suoi effetti sugli organici. Il sen. Valditara, personaggio giustamente sospetto come tutti quelli che calpestano le aule parlamentari, che si è adoperato in passato a escogitare corsi abilitanti aperti a tutti (mettendo a segno già due colpi), non è coerente né con il disegno di espulsione dei precari tracciato dalla riforma dei quadri orario, né con il disegno di una nuova forma di reclutamento alla quale vorrebbe premettere una corposa fase transitoria (che ne ritarderebbe l'entrata in vigore per almeno un quarto di secolo).

Fidarsi no, cercare di valorizzare le contraddizioni del campo avverso, se si può. Se poi la proposta si concretizzasse, e la sua realizzazione dovesse perdipiù essere presentata come accolta "con entusiasmo da tutte le componenti del precariato" (con la sponda di qualche sindacato minore in cerca di gloria) i danni ai diritti e all'immagine dei precari sarebbero irreparabili, ma si è capito tutti, entuasiasti o scettici, che la proposta non ha nessuna probabilità di tramutarsi in legge, che è un modo per occupare il nostro tempo, stornarci dai cattivi pensieri.