Scuola a rischio declino senza docenti motivati.

da ItaliaOggi del 22/2/2005

 

La professione docente perde appeal, mentre cresce in tutto il mondo, e soprattutto in Italia, la preoccupazione per l'invecchiamento degli insegnanti. C'è un problema di crisi delle vocazioni e a questo punto è del tutto probabile che i giovani reputino più attraenti altre professioni. Ma è proprio nel ricambio generazionale che la scuola ripone le proprie speranze di rinnovamento.

I preoccupanti dati sull'invecchiamento dei docenti italiani (si veda ItaliaOggi del 13/1/2005), registrati dalla Uil scuola, sono confermati da un'altra ricerca internazionale in cui vengono sollevati i nodi attuali e futuri per la professione. Si tratta del rapporto Teachers Matter, conseguente a un'indagine Ocse condotta in 25 paesi, interessata a rilevare l'evoluzione della carriera docente nel biennio 2002-2004.

In estrema sintesi, gli scienziati concludono che se l'insegnamento non diventerà una professione attraente, la scuola rischia un decadimento irreversibile nella sua funzione istituzionale e nella capacità di rispondere ai nuovi bisogni formativi della società. Parola d'ordine sarebbe, dunque, turn over, ricambio generazionale. Il momento, secondo gli studiosi, sarebbe propizio: il fatto che la gran parte degli insegnanti sia stata reclutata durante il periodo di espansione economica, tra gli anni 60 e 70, e che per loro si avvicina l'età della pensione, rappresenta un'opportunità di rinnovamento senza precedenti. L'invecchiamento della classe insegnante è preoccupante: in media il 25% degli insegnanti di scuola primaria e il 30% della secondaria hanno oltre 50 anni e in alcuni altri paesi tale età media riguarda più del 40% degli insegnanti. L'Italia è uno di questi con il 50% dei docenti con più di 50 anni. I ricercatori, fra l'altro, sottolineano il progressivo abbandono del campo professionale da parte degli insegnanti maschi. Insomma, questo lo scenario e a farne le spese sarà l'apprendimento, soprattutto nelle discipline chiave. Metà dei paesi Ocse denunciano difficoltà nel reclutare insegnanti preparati soprattutto nelle high demand subject area: informatica, matematica, lingue, scienze, economia. Il problema, dunque, è che sono sempre meno i giovani preparati e qualificati a scegliere di fare l'insegnante. Perché? Sono diversi i motivi, ma tra questi particolare attenzione merita l'immagine negativa con cui molto spesso i media disegnano la scuola.

Intendiamoci, però, avvertono gli studiosi, non mancano neanche le eccezioni. Ci sono paesi dove la considerazione per gli insegnanti è alta e, guarda caso, è proprio in quei paesi che si registrano le migliori performance nei test di apprendimento. È vero, dicono gli studiosi, la differenza a scuola la fanno gli studenti con il loro background di esperienze, ma l'insegnamento è vitale per l'apprendimento. Infatti, si registra una performance migliore da parte degli studenti, laddove l'insegnante è più motivato e ha conseguito ulteriori qualifiche universitarie e specializzazioni.

C'è poi un problema retributivo. In quasi tutti i paesi presi in esame si rileva una caduta dei salari degli insegnanti, che sostengono di non percepire nemmeno quelle soddisfazioni intrinseche che motivano l'accesso alla professione docente: lavorare con i bambini e i giovani, aiutarli a maturare, dare un contributo alla società. Tutto questo mentre crescono le richieste dei genitori, degli studenti e della società verso la scuola. Gli insegnanti hanno molte più responsabilità che in passato, in ordine alla crescita della persona, alla gestione dell'apprendimento della classe, alla costruzione di comunità di apprendimento, all'apertura al territorio e al mondo. Per affrontare tutto questo, sottolineano gli studiosi, serve un ricambio: la speranza sarebbe riposta proprio nel turn over che nella maggior parte dei paesi si attende da qui a dieci anni: "L'entrata di un adeguato numero di nuovi insegnanti favorirà un innalzamento delle competenze e porterà quelle idee fresche che potrebbero condurre ad un sostanziale rinnovamento della scuola".