Londra

Insulti e libri che volano «L’inferno è a scuola».

La denuncia di un’insegnante che ha filmato le rivolte in quindici istituti.

«Insegnare è quasi impossibile». Il video sarà trasmesso in televisione.

di Maria Chiara Bonazzi da La Stampa  del 25/4/2005

 

LONDRA - Volano i libri da un capo all'altro dell'aula di una scuola in un rispettabile quartiere medio borghese dell'Inghilterra. Risponde un fuoco di fila di penne, palle di carta e insulti. Un ragazzo brandisce un manganello di gomma e attacca briga. La professoressa, terrorizzata, invoca l'aiuto di colleghi e bidelli. Intanto, una telecamera nascosta nella sua borsa filma per intero la bolgia, mentre un microfono spia inserito in un bottone della sua giacca registra la vocina infantile di uno sbarbatello che si rivolge direttamente a lei strillando: «Succhiamelo, signorina».

I nastri, che danno un'idea raccapricciante delle scene di ordinaria rivolta con cui deve misurarsi buona parte degli insegnanti britannici, saranno trasmessi questa settimana nel corso di un documentario del canale tv Channel Five dal titolo: «Classroom chaos» (caos in classe). La protagonista è una supplente minuta e di mezza età, tornata a insegnare dopo un'assenza di 30 anni sotto lo pseudonimo di Sylvia Thomas.

La professoressa ha segretamente raccolto le prove del comportamento selvaggio degli alunni di ben 15 scuole a Londra e nel Nord dell'Inghilterra durante un arco di tre mesi, che la ha fatto passare qualsiasi voglia di tornare in cattedra. Quando l'insegnante ha cercato di imporre un minimo di disciplina, gli studenti, di età compresa fra i 12 e i 15 anni, le hanno risposto a brutto muso: «Non ce ne frega un...». Anche cercare di distrarli con il computer ha prodotto risultati aberranti: in una scena un ragazzo è ripreso mentre naviga su siti pornografici e poi si difende con la peggiore faccia tosta.

La cosa che ha fatto più inorridire i genitori britannici è che queste scuole, scelte a caso dall'agenzia che ha collocato la supplente, non figurano nemmeno tra quelle più disastrate della tabella nazionale, ansiosamente consultata tutti gli anni da chiunque abbia un figlio in età scolare. «Non riesco a credere a quanto ho visto - dice l'insegnante, citata dal “Sunday Telegraph” -. Mi è stato praticamente impossibile insegnare. E queste erano scuole della classe media, non di quartieri-ghetto. Nel programma non abbiamo cercato di prendere di mira scuole specifiche. Queste scuole avrebbero potuto trovarsi in qualunque parte del Paese, perché questi comportamenti sono così diffusi».

In piena campagna elettorale questo documentario è una ventata di aria gelida che fa sbatacchiare la porta di Downing Street. Blair era andato al potere nel '97 giurando di puntare soprattutto sull'«istruzione, istruzione e ancora istruzione», ma oggi è evidente che molte scuole britanniche sono conciate così. La parola indisciplina è un eufemismo: per molti insegnanti entrare in classe equivale ad andare in guerra. «E' stata una battaglia costante - ammette sconsolata la supplente -. Alcuni alunni si sono fatti l'idea che possono far causa agli insegnanti, i quali ormai camminano sulle uova e non riescono più a imporre la disciplina».

La famosa disciplina britannica è al lumicino. C'è chi dà la colpa all'incapacità di concentrarsi di cui soffre un'intera generazione venuta su con tv e computer. Secondo questa spiegazione, i tempi veloci dell'elettronica rendono i ragazzi nevrastenici e inetti ad adattarsi alla realtà più lenta delle lezioni. Vi è chi cita un sondaggio uscito l'altro giorno, secondo il quale la «infomania», cioè l'incessante scambio di email e messaggi sms istupidisce più di uno spinello di marijuana: l'interruzione continua della concentrazione sottrae temporaneamente 10 punti al quoziente intellettivo.

Altri obiettano che questo non spiega fino in fondo le statistiche degli insegnanti presi a botte e minacciati verbalmente. Secondo il sondaggio di un'associazione di professori, il 98% è stato insultato e il 45% minacciato di violenza. Uno su cinque è stato aggredito e il 38% ha subìto danni alle sue proprietà personali. Ciononostante, alcuni alunni espulsi dai presidi vengono regolarmente riammessi a scuola dalle autorità locali, a cui i genitori hanno la facoltà di ricorrere in appello.

La seconda spiegazione è che molti genitori sembrano fin troppo pronti a balzare in difesa dei propri ingestibili figli, e anche ad alzare le mani sui malcapitati insegnanti. Phil Willis, portavoce per la scuola del partito liberaldemocratico, racconta che una volta sospese un intero gruppo che metteva a soqquadro una classe e i genitori reagirono con indignazione. «Mi vergogno che le scuole e le autorità locali non usino appieno il potere della legge, quando hanno a che fare con alunni e genitori violenti - dice -. Le scuole dovrebbero portare questi genitori in tribunale».