NUOVA SECONDARIA
È secco il rifiuto della sperimentazione da parte della regione Toscana.

La riforma Moratti non s'ha da fare.

Troppe incertezze sulla spendibilità dei diplomi e sulle passerelle

da ItaliaOggi del 23/8/2005

 

La sperimentazione della riforma Moratti nelle superiori non può partire: non ci sono i tempi per rimettere mano alla rete scolastica, mancano adeguate garanzie sulla spendibilità dei titoli e non ci sono le passerelle per cambiare indirizzo nel corso degli studi. Il monito viene dalla giunta regionale Toscana, che ha praticamente restituito al mittente lo schema di decreto legislativo, concernente le norme generali ed i livelli essenziali delle prestazioni sul secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione ai sensi della legge n. 53/03, approvato in via preliminare dal consiglio dei ministri il 27 maggio scorso. L'esecutivo della Toscana ha motivato il suo rifiuto alla sperimentazione della riforma Moratti, con una delibera emessa l'8 agosto scorso (n. 839). Delibera con la quale è stata approvata una circolare interna che reca tutti i chiarimenti del caso.

 

Le materie di competenza regionale

In primo luogo, la giunta regionale ha chiarito che tutte le modifiche indotte da una eventuale sperimentazione, anche parziale, dei nuovi percorsi di secondo ciclo, costituiscono variazioni essenziali all'attuale offerta di istruzione. E, dunque, ricadono nella sfera di competenza regionale, per quanto concerne le procedure di programmazione della rete scolastica.

Ciò vale anche nel caso in cui il nuovo percorso rispetti la collocazione settoriale e di indirizzo (per es. commerciale, tecnica ecc.) dei vecchi indirizzi e corsi. E anche nel caso in cui per la sua realizzazione siano sufficienti variazioni nel piano di studi rientranti nei limiti dell'autonomia didattica concessa alle istituzioni scolastiche autonome.

 

È troppo tardi per la sperimentazione

L'esecutivo della Toscana ha fatto presente, inoltre, che la procedura di programmazione della rete scolastica si è già conclusa definitivamente con la delibera n. 111, del 31 gennaio scorso. E non è più possibile rimetterci mano. Ciò è dovuto sia ai vincoli previsti dalla normativa regionale in materia, sia, soprattutto alla concreta ingestibilità ed inopportunità dell'attivazione di un processo di variazione dell'offerta di istruzione prevista nella rete scolastica regionale per l'anno scolastico 2005/2006. Questo processo di variazione, infatti, anche se iniziasse immediatamente non potrebbe oggettivamente concludersi che ad anno scolastico abbondantemente iniziato, si legge nella circolare, con tutte le ripercussioni immaginabili per un corretto avvio e per la qualità di tali complesse e delicate sperimentazioni.

 

I criteri regionali per la sperimentazione

La giunta regionale, ha richiamato, inoltre, la normativa regionale, la quale dispone che, per avviare qualsiasi sperimentazione sul territorio, è necessario che vi siano adeguati requisiti di efficacia e particolari condizioni strutturali e organizzative del servizio scolastico.

Il piano di indirizzo regionale prevede, infatti, un primo criterio per la programmazione della rete scolastica per il secondo ciclo, strettamente connesso alla verifica di efficacia del servizio scolastico, in modo particolare per le sperimentazioni. E a ciò si aggiunge un secondo criterio, connesso alla individuazione delle condizioni strutturali ed organizzative ottimali, per una distribuzione sul territorio, qualitativamente equivalente, delle diverse tipologie di offerta di istruzione secondaria superiore. E nessuno di questi due criteri risulterebbe soddisfatto.

 

Il parere della conferenza delle regioni

A questo proposito, la giunta regionale ha affermato che i livelli di definizione e di organicità del nuovo ordinamento del secondo non sono ancora tali da consentire una valutazione positiva dell'attivazione di progetti sperimentali per l'attuazione della riforma nella programmazione della rete scolastica regionale per l'anno 2006/2007.

 

Il parere del Cnpi

E per confortare questa tesi, la regione ha rimandato anche a un analogo provvedimento della Conferenza delle regioni, approvato nella riunione del 14 maggio scorso e al quadro complesso ed articolato di rilievi e osservazioni sull'attuazione della riforma, contenuto nel parere espresso dal consiglio nazionale dell'istruzione il 22 giugno scorso.

 

Il criterio dell'efficacia

In particolare, per quanto riguarda il criterio di efficacia del servizio scolastico, secondo la regione, peserebbe fortemente in senso negativo l'attuale mancanza nel decreto di un chiarimento definitivo sulla effettiva natura, tipologia e validità dei titoli finali conseguibili al termine degli studi, al di là dei generici rinvii all'ordinamento giuridico esistente, contenuti nel decreto stesso.

A ciò va aggiunta la mancanza degli accordi finalizzati alla definizione delle figure di differente livello, relative ad aree professionali da articolare in specifici profili professionali sulla base dei fabbisogni del territorio, la mancanza degli accordi sugli standard minimi formativi e la mancata definizione delle modalità di certificazione dei crediti.

 

La distribuzione sul territorio

Giudizio negativo anche per quanto riguarda il criterio connesso alla individuazione delle condizioni strutturali e organizzative ottimali per una distribuzione sul territorio qualitativamente equivalente delle diverse tipologie di offerta di istruzione secondaria superiore.

Secondo la regione: È del tutto evidente che l'attivazione parziale di singoli segmenti o percorsi del nuovo ordinamento non solo contrasta in via generale con una logica attuativa della riforma che pretende necessariamente la totalità e la contestualità della sostituzione, a partire dai primi anni, del vecchio con il nuovo ordinamento ma in particolare con il criterio della garanzia di assicurare un'offerta di istruzione sul territorio regionale qualitativamente equivalente.

Ciò perché gli studenti frequentanti spezzoni sperimentali del nuovo ordinamento, qualora volessero modificare la loro scelta, non solo non potrebbero trovare l'intera nuova gamma dell'offerta di istruzione riformata, si legge nel provvedimento, ma si troverebbero nella situazione estremamente negativa di dovere rientrare nel vecchio ordinamento.