Come affrontare l’inserimento scolastico

dei nuovi alunni stranieri

Intervista a Picunio Lorenzo, insegnante e coordinatore

del Piano Offerta Formativa (POF) a Venezia

 

da Progetto Melting Pot del 17/9/2004

 

Con l’avvio del nuovo anno scolastico nei banchi delle scuole italiane si registrerà un notevole aumento di alunni stranieri. Anche nel Veneto, nei ultimi anni, le ammissioni di studenti stranieri hanno, subito un aumento costante: nel 2001 erano poco più di 28 mila, nell’anno scolastico 2003/2004 gli alunni stranieri censiti sono stati 36.416; durante l’estate 2004 la percentuale di incremento registrata nelle iscrizioni è stata del 7%. La scuola si presenta di fatto come il terreno dove l’incontro tra italiani e cittadini stranieri è forte, presente e non rinviabile. Manca, tuttavia, un intervento specifico volto ad avviare progetti di accoglienza e di inserimento per i nuovi alunni stranieri.

Ne abbiamo parlato con Picunio Lorenzo, insegnante nella scuola Baseggio di Marghera (Venezia) e coordinatore del Piano Offerta Formativa (POF); a lui abbiamo chiesto un commento.

 

Risposta: Quest’anno gli inserimenti dei bambini e ragazzi stranieri nelle scuole italiane ammontano a circa 200 mila. Uno dei dati significativi è un aumento nelle classi di scuola media e di scuola superiore, una distribuzione nel territorio abbastanza omogenea, che riguarda sia i grandi centri, che i piccoli centri, e una distribuzione non omogenea nel territorio nazionale, nel senso che sono molto più presenti al Nord che non Sud. Quello che è significativo da notare è che non esiste alcun intervento da parte dell’amministrazione del Ministero della Pubblica Istruzione per sostenere questo inserimento. Si contano sulla dita delle mani gli insegnanti d’appoggio e di sostegno che vengono assegnati in pochissime situazioni per favorire questo inserimento.

Un dato da dare come premessa è che le politiche scolastiche che si stanno sostenendo oggi da parte del Ministero dell’Istruzione del Ministro Moratti, vanno esattamente in senso opposto a quella che può essere l’integrazione, in questo caso, dei bambini stranieri, ma comunque di tutti quei bambini o ragazzi che rappresentano un dato di “diversità” rispetto alla norma: si privilegia un tipo di scuola fondata sull’individuo, si privilegia il rifiuto di forme di integrazione, di scambio fra culture, fra esperienze, fra storie personali che è poi quell’elemento che porta a far sì che la scuola diventi il luogo che rimescola quelle esperienze diverse, che fa sì che esperienze diverse possano rappresentare, l’una per l’altra, una risorsa.

La scuola è questo Melting Pot, questo frullatore nel quale le esperienze umane trovano la possibilità di contaminarsi reciprocamente, di imparare qualcosa l’una dall’altra, ma se non ci sono risorse e non c’è sostegno da parte di chi gestisce la scuola, tutto ciò diventa più difficile.

Quest’opera di integrazione avviene, in realtà, ugualmente, grazie ad un’opera di volontariato fatta da molte migliaia di insegnanti, senza distinzione di ordine, grado, scuola e, in qualche modo, anche senza distinzione di opinioni politiche, nel senso che sono veramente moltissimi gli insegnanti che si danno da fare nel deserto delle risorse assegnate dall’amministrazione scolastica. Intervengono in qualche maniera i Comuni, non tutti, ma, per esempio, il Comune di Venezia sostiene molto quest’integrazione dei bambini stranieri e altrettanto fa, per parlare di esperienze vicine, il Comune di Mogliano Veneto, così come altri. Anche i Comuni, però, devono fare quest’anno i conti con i tagli dei trasferimenti da parte dello Stato e, quindi, ci si aspetta l’arrivo di “nuvole minacciose” di riduzione di questo intervento, rappresentato da figure come i mediatori culturali ed i facilitatori linguistici, figure che sono state un forte appoggio, in questi ultimi anni, al processo di integrazione.

Volontariato, risorse dei Comuni e assolutamente nulla da parte dello Stato: una difficoltà per la Scuola e che la scuola cerca di sostenere dandosi da fare al proprio interno.

È, questo, uno di quei campi dove ci sarebbe necessità che insegnanti, genitori e movimenti, che si sono battuti contro la riforma Moratti, si dessero da fare in questo momento per rivendicare più risorse destinate all’istruzione e anche più risorse destinate a questa funzione fondamentale dell’inserimento degli alunni stranieri.

 

 

D: Spesso quando si parla di immigrazione , se ne parla solo in termini di emergenza e, in questi giorni, lo stiamo verificando anche in ambito scolastico. E’ il caso di Follina, nel trevigiano, dove si progetta un tetto alle iscrizioni degli alunni stranieri e dove il Preside Gianni Busolini dell’Istituto comprensivo “Fogazzaro” parla di “situazioni al limite dell’emergenza”. Anche su questo abbiamo chiesto un commento a Picunio Lorenzo.

R: E’ stata più un’uscita estemporanea di qualche Direttore, di qualche Preside, non è una cosa diffusa questa richiesta di riduzione dei numeri. In generale, il desiderio di integrazione è forte ed è sostenuto sia dalle famiglie, sia dagli operatori, sia anche dai ragazzi italiani e dalle loro famiglie, in maniera molto positiva. Se anche in qualche situazione questi discorsi sono emersi, sono stati localizzati e non hanno trovato un significativo riscontro fino ad ora. Non so se le situazioni potranno cambiare con l’inizio pieno dell’anno scolastico, però, in generale, l’atteggiamento è quello di accoglienza. È sempre possibile che ci sia qualcuno che si sogni di cercare anche soluzioni di questo tipo; ma rimane un dato abbastanza limitato.

L’elemento principale, invece, rimane il fatto che la Scuola, come Scuola attiva, come Scuola di base, come operatori scolastici, si dà da fare e questo sforzo è importante anche perché permette di ragionare a livello, per esempio, internazionale, cioè ragionare su cosa significa incontro di culture, possibilità del contaminarsi reciproco di culture, e così via. Alcune discussioni estive, come “il velo non il velo”, sono state significative di come ci sia una voglia di portare elementi di modernità, di innovazione sia da una parte che dall’altra, facendo in modo che quelli che sono gli aspetti più retrivi, sia della cultura europea e italiana, sia delle culture che si incontrano con quella italiana, vengano superati nel procedere comune. E non ci sono state, in questo, grandi scintille, non ci sono stati episodi di razzismo, situazioni che possono essere fomentate in certi momenti a livello politico. La lega, per esempio, fa discorsi sull’integrazione scolastica, sulla paura che ci sia un meticciato, ma, nei fatti, il dato positivo che nasce dall’incontro di culture diverse è proprio questo meticciato, e mi pare che questo venga riconosciuto in modo molto positivo. Questo non per sottovalutare che problemi possano esistere e che occorra anche essere vigilanti rispetto al fatto che possano nascere. Tuttavia, mi sembrano un dato secondario rispetto alla positività dell’insieme.

Rimane che le risorse sono poche; rimane che, da un punto di vista istituzionale, si va in controtendenza rispetto a questo: non si va verso una scuola che integra, e questo è anche il senso dei movimenti dei genitori, degli insegnanti contro la “riforma” della Moratti.