Il Fondo Espero

 

di Rino Di Meglio - Coordinatore nazionale SAM-GILDA, 16/9/2004

 

La riforma pensionistica del 1995, nota come riforma “Dini”, ha suddiviso i futuri pensionati in tre fasce:

  • quelli fortunati che alla fatidica data del 1.1.96 avevano superato i 18 anni di anzianità contributiva e che quindi al momento della pensione si vedranno riconoscere un trattamento proporzionale agli anni di lavoro e sulla base dell’ultimo stipendio (sistema retributivo);

  • quelli che, alla stessa data, avevano tra 1 e 18 anni di contributi, che fruiranno di un sistema misto parte retributivo e parte basato sui contributi versati (una perdita del 20/30 % rispetto ai precedenti);

  • da ultimo quelli assunti dopo il 1/1/1996 che si vedranno all’incirca dimezzata la pensione rispetto ai primi, in quanto godranno (si fa per dire) del sistema contributivo.

In pratica le ultime due categorie, per avere una pensione decente, dovranno preoccuparsi di integrarla con qualche forma di risparmio.

Una delle strade volute dal legislatore è la costituzione di pensioni complementari, fondate su un contributo del lavoratore, uno del datore di lavoro e la devoluzione al fondo del trattamento di fine rapporto.

Il fondo pensioni, costituito per i dipendenti del comparto Scuola e che – fra breve - inizierà a raccogliere le adesioni, è stato denominato “ESPERO”.

Espero è governato da un Consiglio di Amministrazione provvisorio, composto da metà membri designati dal Ministero dell’Istruzione e l’altra metà dai Sindacati rappresentativi della Scuola.

Dopo la raccolta delle prime 30.000 adesioni, il Consiglio Provvisorio cederà il passo ad uno definitivo nel quale la metà dei membri, rappresentanti i lavoratori, verrà eletta dagli associati.

Va premesso che nessuna forma di investimento può fornire certezze assolute sui risultati, essendo qualsiasi investimento basato su fattori di rendimento non sempre prevedibili.

Quali sono allora i vantaggi di un’adesione ad Espero, rispetto ad altre forme di risparmio o previdenza?

La prima – fondamentale - è che il fondo è senza fine di lucro, quindi anche se i rendimenti saranno determinati dalla saggezza di chi li deciderà, nessuno ci guadagnerà sopra, differenza fondamentale questa – ad esempio – rispetto alle cosiddette polizze pensionistiche, le quali restituiscono al cliente solo una parte del rendimento (di solito l’ 80%) e devono inoltre retribuire la loro rete di vendita.

Altro vantaggio è il versamento di una quota mensile (1%) da parte dello Stato.

Cosa si ottiene con Espero? Al momento del pensionamento il collega potrà scegliere tra ricevere una pensione integrativa, vitalizia e rivalutabile in base all’andamento del fondo, oppure riscuotere metà capitale maturato e metà pensione integrativa.

 

Rino Di Meglio