Quali i contenuti del piano finanziario

 da TuttoscuolaFocus del N. 70/166 27 settembre 2004

 

In realtà un primo schema di piano programmatico finanziario è stato approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri già il 12 settembre 2003, assieme allo schema del primo decreto attuativo (poi divenuto D.Lgs. 59/04). Tale schema era stato consegnato alla Conferenza Unificata, e Regioni, Province e Comuni avevano lamentato l'inconsistenza del piano.

Si trattava, in effetti, di un documento dal tono discorsivo nel quale venivano rappresentate in modo generico alcune esigenze, senza però alcuna indicazione sulle voci di spesa in relazione ai diversi interventi ed agli stanziamenti, negli anni, delle relative somme.

Un alone misterioso sembra, oggi, circondare il documento del quale sembra quasi che si siano perse le tracce.

Appare utile ricordare che la versione arrivata sul tavolo del Consiglio dei Ministri portava in allegato una tabella nella quale gli impegni di spesa erano distribuiti tra le varie voci e per diverse annualità (distinguendo tra le somme già iscritte in bilancio e le somme aggiuntive). Secondo tale tabella, nel giro di cinque anni sarebbero stati stanziati, per l'istruzione, oltre quattro miliardi di euro in aggiunta alle somme già iscritte in bilancio.

 

Tale tabella, in sede stessa di Consiglio dei Ministri, fu stralciata dalla schema in quanto - secondo quanto riportato il giorno successivo da il Sole 24 ore - appariva "un vincolo troppo rigido per il Tesoro" e non erano indicate le fonti di finanziamento. Dalla lettura della tabella si può, ad esempio, calcolare che le somme per gli interventi previsti e finanziati per 90 milioni di euro dall'art.3, comma 92, della legge finanziaria 2004 (tecnologie multimediali, dispersione scolastica, orientamento, diritto-dovere,etc.) erano indicati, nella stessa annualità, come ammontanti a oltre 400 milioni di euro. Ai soli 90 milioni stanziati, il Miur ha poi sottratto, com'è noto, oltre il 70% per destinarlo alla retribuzione delle mansioni tutoriali (che nella finanziaria non erano neppure citate).

Sarà quindi di grande interesse l’esame del piano (ma... ci sarà davvero un nuovo piano?) per capire come sarà possibile, per il Miur, indicare le stime e le fonti di finanziamento.

L'Associazione dei Comuni, imitata da Province e Regioni, rivendicherà quasi certamente certezze sulle somme indicate a suo tempo nella famosa tabella, poi stralciata, sulle fonti di finanziamento, ma pretenderà anche chiarimenti sugli effetti dell'estensione dell’obbligo:se farà capo ai comuni o alle province, comunque, comporterà ulteriori competenze con conseguenti maggiori spese per le quali è necessario indicare la fonte di finanziamento.

Altro settore di confronto sarà la questione edilizia scolastica: la competenza è delle regioni, delle province e dei comuni, ma, sostiene da tempo l'Anci: ove i nuovi oneri derivino da una modifica dell'ordinamento operata con legge dello Stato, lo Stato stesso dovrà trasferire le somme che saranno necessarie per l'ampliamento del patrimonio scolastico necessario ad ospitare i nuovi alunni (anticipo infanzia ed elementare).

Quali risorse per la generalizzazione della scuola dell'infanzia, sarà un'altra domanda che porranno i Comuni.

Per queste ragioni il confronto, doveroso, non sarà facile e breve.