Sindacati sul piede di guerra

 di Alessandra Ricciardi  da ItaliaOggi del 12 Ottobre 2004

 

Alzata di scudi dei sindacati contro la riforma dello status giuridico degli insegnanti. Le argomentazioni fornite dai partiti della Casa delle libertà in commissione cultura alla camera circa gli obiettivi della legge sulla professione docenti (introdurre un sistema di carriera, con una gestione più flessibile e diretta del rapporto di lavoro), non hanno convinto affatto Cgil, Cisl e Uil. La contrarietà alla riforma resta uno degli elementi portanti della protesta che sfocerà nello sciopero del 15 novembre prossimo. "Il comunicato non smentisce la determinazione della maggioranza a procedere sulla strada di una reale minaccia alle garanzie professionali e alle tutele contrattuali di tutti i docenti, che rende questo disegno di legge inaccettabile", spiega il segretario della Cisl scuola, Francesco Scrima.

"Si prevede una disciplina centralistica e burocratica che non risponde ai problemi veri degli insegnanti. Non è quella delineata nel testo di legge la carriera di cui i docenti hanno bisogno, come verifichiamo giorno dopo giorno nelle assemblee sul territorio con i diretti interessati", ribatte Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola, che tra l'altro critica nel merito la proposta di carriera: "premia il lavoro estraneo alla classe, mentre i docenti chiedono che sia premiato l'insegnamento". Insomma, i sindacati rispediscono al mittente l'accusa di fare critiche strumentali alla tutela del potere, che, grazie al contratto, detengono nel settore, il più nutrito del pubblico impiego con i suoi 1,1 milioni di dipendenti circa.

"Cancellare le Rsu, espressione democratica della scuola, e prevedere contratti di lavoro stipulati direttamente dagli istituti scolastici sono i segnali di una legge che vuole destrutturare la scuola. Mentre nulla viene fatto", dice Enrico Panini, segretario della Cgil scuola, "per eliminare il precariato e valorizzare la scuola pubblica". Il disegno di legge rileverebbe tra l'altro anche profili di incostituzionalità, sottolineano le sigle sindacali, visto che "è abolito il concorso pubblico per l'accesso alla professione".