Tutto il mondo dell’istruzione si ferma

Verso lo sciopero nazionale di lunedì

E’ prevista una partecipazione massiccia.

Con Cgil, Cisl e Uil uniti quasi tutti i sindacati
Incrociano le braccia sia i docenti e i presidi sia il personale tecnico
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di Felice Paduano  da Il Mattino di Padova dell'11/11/2004

 

Anche il mondo padovano della scuola si prepara allo sciopero in programma lunedì prossimo. Era un bel pezzo, precisamente dall’ottobre del 2000, che le organizzazioni sindacali di categoria non si coalizzavano così compattamente, per protestare contro il degrado del sistema-istruzione e la politica governativa impostata dal ministro Letizia Moratti. La chiusura delle scuole potrebbe essere quasi totale visto che questa volta allo sciopero di tutta la giornata, indetto da Cgil, Cisl e Uil, aderiscono anche i Cobas, gli Unicobas e la Gilda, l’associazione che in città e provincia conta oramai una valanga di iscritti. Solo lo Snals rimarrà alla finestra. Tra l’altro resteranno a casa anche tanti présidi, il cui contratto è scaduto da quattro anni.

Da Padova nella notte tra domenica e lunedì partiranno tre corriere per raggiungere Roma, dove appunto nella mattinata del giorno dello sciopero nazionale dalle 10 in poi si terrà un imponente corteo, che partirà da Piazza Bocca della Verità e terminerà in Piazza Navona. Lo sciopero a Padova coinvolge 11.000 docenti e 3.000 dipendenti Ata. Si mobilitano sia gli insegnanti di ruolo che i precari. «Siamo tutti uniti contro la riforma Moratti - dice Nereo Marcon, segretario regionale e maestro in distacco sindacale a Cittadella -. Il ministro sta facendo solo danni. Sta portando avanti un attacco pesante in modo particolare al tempo pieno e lungo, e alla qualità dell’insegnamento in tutta la scuola dell’obbligo. Ad esempio solo nella nostra provincia sono stati tagliati quest’anno duecento posti tra professori e personale Ata». Salvatore Mazza spiega i problemi legati al contratto nazionale. «Il contratto degli insegnanti è scaduto il 31 dicembra del 2003 - spiega il segretario della Cgil del settore -. Abbiamo chiesto un aumento medio pari all’8% e il governo ci offre solo il 3,7%. Siamo poi contro il disegno di legge presentato dai deputati Napoli e Santulli, che vorrebbero scorporare i docenti dal contratto per farne dei lavoratori direttamente comandati dal governo di turno. Scioperiamo anche per chiedere un grande e definitivo rilancio della scuola pubblica. Mai come in questo periodo è necessario reperire nuove e più ingenti risorse economiche, in particolare per migliorare in ogni istituto il Pof, piano dell’offerta formativa».

Il malumore è molto diffuso anche tra i dirigenti. «Lunedì diserterò senz’altro il mio ufficio dell’Istituto comprensivo di Sant’Angelo di Piove - anticipa con convinzione il preside Francesco Arnau, residente a San Carlo ed ex consigliere comunale dei Ds -. La riforma Moratti non mi ha mai convinto. E poi noi dirigenti scolastici scioperiamo anche per sollecitare il rinnovo del nostro contratto, bloccato dalla bellezza di quattro anni». La Uil, infine, si batte anche per migliorare le retribuzioni e le condizioni di lavoro del personale non docente. «Oggi i salari degli impiegati amministrativi e dei bidelli sono ancora molto bassi - rileva il segretario Giuseppe Beneggiamo -. Il governo deve essere più disponibile nei loro confronti».

Naturalmente ci sono anche docenti e presidi che lunedì andranno regolarmente a scuola. «I sindacati confederali hanno analizzato la riforma Moratti solo con un metodo passionale - sostiene Massimo Mogno, preside del liceo Nievo -. Il ministro, invece, ha introdotto tante novità degne di lode: ad esempio, la differenziazione tra i futuri licei e le scuole professionali è una scelta positiva».