L´INTERVISTA: Il sociologo Alessandro Cavalli:
spesso non rispettano le regole, perché non hanno limiti .

"A questi giovani mancano

i no dei genitori e dei professori"

il branco Diventa l´unico riferimento,
se manca un confronto vero all'interno della famiglia

La realtà Spesso non si rendono conto delle conseguenze,
come è capitato agli studenti del liceo Parini .

di Caterina Pasolini da la Repubblica del 7/11/2004

 

Aumentano i giovani borghesi che rubano, rapinano. Perché?

«I fenomeni di devianza nei ragazzini dei ceti medio-alti sono comportamenti di tipo espressivo più che strumentale. Non lo fanno tanto perché vogliono quell'oggetto, ma per dimostrare la propria esistenza. È il loro modo confuso di lanciare un messaggio, una richiesta di attenzione e di aiuto a genitori distratti, magari troppo impegnati nella professione per passare del tempo e soprattutto fare delle cose assieme ai loro figli» dice il professor Alessandro Cavalli.

Crescono anche gli episodi di baby gang.

«Anche qui l´aspetto dimostrativo e trasgressivo è quello più evidente. L´obiettivo, per i giovani borghesi, non è il cellulare o il piumino che rapinano ai loro coetanei, ma la provocazione, il vedere dove sono i limiti del lecito, perché non sanno dove sono».

Perché?

«Genitori troppo permissivi, insegnanti che lasciano correre. Non porre paletti e limiti dà una grande insicurezza ai ragazzi, che oggi più di un tempo già sono in difficoltà perché il loro futuro è incerto, hanno più strade davanti. E se il maggior numero di possibilità è sicuramente un passo avanti, un miglioramento rispetto al passato quando la strada era spesso segnata, scegliere è sempre difficile. Soprattutto se non si hanno le capacità e la strutturazione psicologica».

Colpa di adulti latitanti?

«Non voglio criminalizzare i ragazzi o i genitori, ma in generale dove gli adulti vengono meno alle loro funzioni educative, e parlo di professori scolastici ma anche di allenatori sportivi, vengono a mancare i modelli adulti positivi, validi. E i ragazzi si rinchiudono in un mondo di pari, di coetanei».

Il branco?

«Il gruppo, direi. Gruppo che è importante per la crescita di un adolescente ma quando diventa l'unico riferimento principale, quando ci passano tutto il loro tempo, allora rischia di diventare una capsula di isolamento che impedisce un vero rapporto con la realtà. Come è capitato ai ragazzi del Parini».

I ragazzi del Parini?

«Sì, secondo me sono giovani che hanno poca esperienza della realtà per misurare le conseguenze delle loro azioni. Non sono abituati a fare cose concrete, a misurare gli effetti e così sono andati molto più in là delle loro intenzioni. Sono giovani vissuti fuori dalla realtà, e in questo caso le responsabilità non sono solo dei genitori ma anche della scuola, che non riesce a creare un ambiente in cui i giovani imparino ad assumersi le loro responsabilità».

Cosa dovrebbero fare ora?

«Tornare a studiare nella loro scuola in via Goito, e magari per un anno occuparsi della pulizia di scale e corridoio. Una sorta di lavoro forzato ma lì, al Parini. E ai loro genitori consiglio di fare delle cose assieme a loro, perché così si fanno esperienze comuni e si stabilisce la vera conoscenza».

Vuol dire che i genitori non conoscono i loro figli?

«Spesso no, è sempre stato difficile ma ora lo è ancora di più. Non è facile capirli, non lo è mai stato, ma ora che il rapporto è meno asimmetrico e di potere tra l'autorità del genitore e il giovane, le cose non sono più facili. C'è infatti da parte degli adulti, sia nel mondo della scuola che nella famiglia, una forte paura del confronto con i giovani, paura del conflitto, di dire no. E questa apertura dai ragazzi può essere letta invece come indifferenza, il che li porta a commettere atti illegali per avere attenzione, limiti ben definiti».

Minorenni compiono più reati perché la società lo accetta?

«Sicuramente è vero che per pezzi consistenti della nostra classe dirigente e politica la legalità non è esattamente un valore, e questo messaggio passa e arriva ai ragazzi».

Aumentano gli atti di violenza gratuita di giovani considerati fino al giorno prima «normali».

«Questo perché, come dicevo, spesso non si conoscono, non si capiscono e non si ascoltano i propri figli. È poi possibile che se non si hanno altri modelli per costruire la propria identità in un modo sano, si cerchino delle scappatoie, e può accadere che si formi la propria identità con valori come l'arroganza o il disprezzo nei confronti dei più deboli».

Soprusi gratuiti o desiderio di oggetti?

«Uno dei principi fondamentali che muove l'individuo, è il desiderio di qualcosa che fa mettere in modo strategie per ottenerlo. Vuol dire essere capaci di differire la soddisfazione del desiderio, ma nell'educazione di oggi questo nelle famiglie non si insegna, anzi. Si anticipano i desideri prima che nascano, creando poi adulti incapaci di reggere le frustrazioni».

I dati parlano di violenze sessuali, e di gruppo.

«La dimensione del gruppo è rilevante perché il gruppo tende a deresponsabilizzare le azioni individuali. Il problema è che, come dicevo prima, il gruppo giovanile può diventare l´unico spazio sociale dove si muovono i giovani, con rischi enormi».

Che fare quindi?

«Soprattutto non facciamo allarmismo. I dati dicono che aumentano i reati compiuti da minorenni, ma è anche possibile che la crescita numerica sia dovuta ad un maggiore controllo, una maggiore propensione alla denuncia, ad un forte zelo delle forze dell'ordine. E poi ricordiamoci che parliamo di una minoranza, la maggior parte dei nostri adolescenti si occupa di volontariato, studia, cresce, tra incertezze, fatiche, ferite e sogni».